Tra la bellezza e il veleno: l’universo musicale di Alberto Conti, dove il Jazz incontra il Pop

Dalle sponde estive dell’Adriatico alle aule del Conservatorio di Parma, il percorso di Alberto Conti è una sintesi affascinante tra rigore tecnico e sensibilità emotiva. Dopo l’esperienza a Italia’s Got Talent e la maturazione artistica al fianco di Alex Bagnoli e Marco Baroni, il giovane cantautore torna a raccontarsi attraverso la metafora degli oleandri: piante dai fiori splendidi ma dall’essenza insidiosa.
In questa intervista, ci immergiamo nel cuore della sua musica — un mondo dove la chitarra jazz dialoga con testi diretti e sinceri — per scoprire come la fine di una storia d’amore possa trasformarsi in un tuffo liberatorio verso una nuova consapevolezza artistica. Dai riferimenti internazionali come John Mayer alla ricerca di un’identità sonora autentica, ecco la visione di un artista che ha scelto di rimettere al centro l’emozione pura di “chitarra e voce”.
Nel tuo brano descrivi gli oleandri come piante affascinanti ma velenose. In che modo questa immagine rispecchia la tua visione di un amore che diventa tossico e irrisolto?
L’oleandro è una pianta che mi ha sempre affascinato tantissimo e avendo anche origini marchigiane l’ho sempre vista molto. Per me, infatti, è un po’ un simbolo che mi porta con la testa all’estate e al mare, cose che amo molto. Secondo me descrive in pieno quello che può essere una storia d’amore, a primo impatto può sembrare bellissima ma in un secondo momento ti accorgi che nasconde delle problematiche.https://youtu.be/C47E2u1RDIY?si=m1UCO6sckw7-kwBY
Hai definito “Oleandri” come la conseguenza naturale del tuo brano precedente, “Cuore Dentro”. Qual è il filo conduttore che unisce questi due capitoli della storia che stai raccontando?
“Cuore Dentro” descrive i momenti precedenti alla rottura di una relazione, racchiude lo stato d’ansia e di paura prima di dover prendere una decisione così importante. “Oleandri”, invece, segna la definitiva chiusura della storia d’amore.
La scena del tuffo nella piscina gelida è molto potente. Rappresenta un momento di crollo o, come hai suggerito, è più un atto liberatorio per chiudere con il passato?
La scena del tuffo per me è molto significativa poiché descrive in pieno quello che intendo come rottura definitiva col passato. E’ un gesto irreversibile che porta con se tutte le paure e le incertezze di dover prendere una decisione.
Ti sei laureato in Chitarra Jazz al Conservatorio di Parma e citi artisti come John Mayer e Jacob Collier tra i tuoi riferimenti. Come riesci a far convivere questa solida preparazione tecnica con la ricerca di testi diretti e “pop” che parlino ai tuoi coetanei?
Per me è molto stimolante cercare un equilibrio tra la mia formazione e i miei artisti di riferimento nel panorama italiano. Mi ha sempre affascinato tantissimo l’ascolto di testi diretti che nascondono concetti molto complessi, in questo album ho cercato di fare un po’ una sintesi tra tutta la mia esperienza musicale.
Dall’esperienza a Italia’s Got Talent nel 2022 al debutto discografico con il produttore Alex Bagnoli e l’autore Marco Baroni. Com’è cambiato il tuo modo di scrivere e vedere la musica in questi ultimi anni?
In questi ultimi anni sentivo proprio la necessità di scrivere e suonare qualcosa di mio e fortunatamente ho avuto l’opportunità di conoscere Alex e Marco che mi hanno accompagnato in questo progetto e mi hanno fatto crescere molto dal punto di vista musicale.
Hai dichiarato che la tua dimensione naturale è “chitarra e voce”. In un mondo musicale sempre più elettronico, quanto è importante per te mantenere questi due strumenti al centro del tuo percorso artistico?
Per me è fondamentale, poiché ho sempre ascoltato tanta musica dove questi due strumenti sono al centro dell’attenzione. Detto ciò, comunque, mi piace molto sperimentare cose nuove ma voglio che la mia identità di cantante e chitarrista rimanga intatta.
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