“Resistenza. La guerra partigiana in Italia (1943 – 1945)” a cura di Filippo Focardi e Santo Peli

“Ritrovare il partigianato così com’era, non come vorremmo fosse stato” – Nuto Revelli
Con il volume “Resistenza. La guerra partigiana in Italia (1943-1945)” (Carocci Editore, 2025, pp. 428, Euro 39,00), Filippo Focardi e Santo Peli invitano il lettore a tornare, per l’ottantesimo anniversario della Resistenza, nel cuore vivo e tormentato della guerra partigiana. Sin dall’introduzione è chiaro il loro intento, “riportare al centro dell’attenzione la guerra partigiana nella sua concretezza, nella sua difficoltà e drammaticità, nel suo accidentato farsi, nel complicato intreccio di spontaneità e organizzazione, di storia militare e di storia politica, di localismi e di utopie, di durezze materiali e di solidarismi trasversali”.
Il risultato è una ricca raccolta di sedici saggi di autori diversi, che insieme compongono un vero e proprio mosaico di voci e prospettive che hanno caratterizzato questo importante periodo della Storia italiana, che va dall’8 settembre 1943 all’aprile 1945. Il volume restituisce, oggi e senza veli, la cruda realtà delle rivolte, riportando la Resistenza dentro la sua dimensione più autentica e umana: una storia fatta non solo di eroismi, ma anche di fame, paura, scelte difficili e coraggio. Ogni contributo illumina la Resistenza come un’esperienza viva e concreta, in cui la politica, la violenza, la solidarietà e la sopravvivenza si intrecciano indissolubilmente.
Il volume è strutturato in tre sezioni – Combattere, Vivere e Raccontare – che dialogano tra loro come tappe di un unico percorso. Momenti che non si separano tra loro, mentre si combatte, si vive c’è chi questo lo racconta.
La prima parte, Combattere, affronta gli aspetti militari e strategici della guerra partigiana, mostrando come la Resistenza non sia stata un fenomeno uniforme, ma un insieme di esperienze differenti per motivazioni, forme organizzative e contesti territoriali. I saggi qui raccolti analizzano l’andamento della guerra sul territorio italiano, le relazioni – spesso complesse – tra le varie formazioni partigiane, i contatti con gli Alleati e la costante difficoltà di condurre una lotta improvvisata e povera di mezzi. Viene approfondito anche il tema dei “nemici” dei partigiani, così come quello dei partigiani italiani all’estero, che continuarono la lotta in contesti diversi ma con lo stesso spirito di libertà. Particolarmente interessante è l’attenzione al ruolo dell’esercito e delle donne nella Resistenza: i primi, spesso divisi tra lealtà e rifiuto del regime; le seconde, protagoniste silenziose ma fondamentali della rete di sostegno, informazione e partecipazione attiva al movimento.
La seconda sezione, Vivere, sposta lo sguardo sulla dimensione quotidiana della Resistenza: la fame, il freddo, la paura, ma anche la solidarietà e i legami che univano i partigiani nelle difficoltà. È forse la parte più toccante del volume, perché restituisce la fatica e la fragilità di una vita sospesa tra idealismo e sopravvivenza. In queste pagine emergono le esperienze concrete del vivere da partigiano, il rifiuto profondo della guerra e la nascita di un antifascismo vissuto non solo come scelta politica, ma come modo di stare al mondo. Dopo la Liberazione, la riflessione si estende anche al dopoguerra e alla volontà di ricostruire un paese nuovo: significativo, in questo senso, il riferimento alle scuole per ex partigiani, i cosiddetti “Convitti della Rinascita”, simbolo di una rinascita morale e civile che voleva trasformare l’esperienza della lotta in un impegno per la democrazia.
Infine, la terza sezione, Raccontare, esplora il modo in cui la Resistenza è stata ricordata, rappresentata e tramandata nel tempo. I saggi analizzano la sua presenza nei manuali scolastici, nella narrativa, nella poesia e nel cinema, mettendo in luce come la memoria resistenziale si sia progressivamente trasformata: da racconto vivo e controverso a mito fondativo, spesso semplificato o idealizzato. Gli autori affrontano anche la storiografia sulla Resistenza, evidenziando come la ricerca storica abbia cercato di restituire complessità a un’esperienza segnata non solo da eroismo e patriottismo, ma anche da violenza, contraddizioni e dilemmi morali. Ampio spazio è dedicato alle figure dei partigiani come patrioti e martiri, simboli di una libertà conquistata a caro prezzo. L’analisi dei manuali scolastici, in particolare, mostra come il racconto della Resistenza abbia inciso sulla formazione delle nuove generazioni, contribuendo a costruire – o talvolta a semplificare – la memoria collettiva di quel periodo.
“Resistenza. La guerra partigiana in Italia (1943 – 1945)” è un’opera densa e appassionata, capace di illuminare la Resistenza nella sua complessità e di restituirle la profondità umana che le spetta. È un libro che invita a riflettere più che a celebrare, e che ricorda come la libertà sia nata anche dalle scelte difficili, quotidiane e silenziose di chi decise, con coraggio, di non arrendersi.
Marianna Zito








