“Racconti disumani”: tra incubo e coscienza

L’alienazione dell’uomo, la sete di potere dello stesso, l’assurdità delle strutture che governano l’esistenza, il confine ambiguo tra esseri umani e animali: tutto risuona con una forza sorprendentemente attuale, quasi una profezia del cambiamento climatico in atto.
Tutto questo è in “Racconti disumani”, spettacolo andato in scena lo scorso 23 aprile al Teatro Curci di Barletta, diretto da Alessandro Gassmann a partire dai racconti di Franz Kafka, e trova nell’interpretazione di Giorgio Pasotti una tensione scenica che non concede tregua. Il titolo stesso ne è rivelatore: questi racconti sono “disumani” non per assenza di umanità, ma perché ne portano alla luce le contraddizioni più profonde, i lati mostruosi e vulnerabili.
In scena Giorgio Pasotti sostiene questo viaggio con un’interpretazione rigorosa e insieme viscerale. Il suo lavoro attoriale non si limita alla parola, ma si fa soprattutto corpo, ritmo, respiro e movimento continuo. Ogni passaggio è dosato in un equilibrio sottile tra controllo e abbandono, ironia e riflessioni serie, regalando al pubblico un’esibizione ipnotica. La regia costruisce un allestimento estremamente essenziale, ma potentemente evocativo, dove luci, suoni e spazi scenici concorrono a generare un’atmosfera densa di inquietudine. Ciò che colpisce maggiormente è come lo spettacolo riesca a parlare al presente pur muovendosi dentro immaginari letterari del Novecento.
Racconti disumani non è soltanto uno spettacolo da vedere, ma un monologo di ottanta minuti che mette in crisi, interroga, costringe a sostare nella riflessione. Lo spettacolo, nella sua tappa finale di una tournée durata sei anni, ha confermato quanto la rinuncia alla consolazione e la scelta di attraversare le zone oscure dell’essere possa ancora essere esperienza necessaria. Una prova intensa, colta e disturbante, che affida alla scena il compito di dare forma all’indicibile. E nel farlo, restituisce al pubblico il senso più radicale del teatro: non rassicurare, ma muovere il dubbio.
Tiziana Serio
Fotografia di Chiara Calabro








