“Primi passi sulla Luna”: La perfetta imperfezione delle “divagazioni provvisorie per uno spettacolo postumo” di Andrea Cosentino al Teatro della Cooperativa di Milano

“Porto la luna negli occhi quando guardo ciò che amo.”
Alda Merini
C’è qualcosa di profondamente disarmante, e insieme lucidissimo, nel teatro di Andrea Cosentino. “Primi passi sulla Luna”, visto al Teatro della Cooperativa lo scorso 28 marzo, ne è un esempio emblematico: uno spettacolo che sembra procedere per deviazioni, inciampi, digressioni, e che proprio in questo suo farsi “imperfetto” trova una forma sorprendentemente precisa.
Cosentino porta in scena una drammaturgia frammentata, tutt’altro che monolitica, costruita come una costellazione di episodi, riflessioni, immagini e micro-narrazioni che orbitano attorno a un centro sfuggente: l’infanzia, la memoria, forse la difficoltà di crescere e di afferrare il senso della paternità, come figlio e come padre. Il titolo stesso — Primi passi sulla Luna — suggerisce un movimento insieme epico e goffo, una conquista che è anche spaesamento.
Il registro è quello tipico del suo teatro: un continuo slittamento tra ironia e malinconia, tra comicità surreale e improvvise aperture di senso e di pura autobiografia. Cosentino gioca con il linguaggio, lo smonta e lo reinventa, alternando momenti di racconto diretto ad altri più metateatrali, in cui il dispositivo scenico – più che mai ridotto all’essenzialità – si rivela senza pudore. Il risultato è un dialogo costante con lo spettatore, chiamato non tanto a seguire una storia quanto a salire a bordo di un flusso di pensiero che, come l’osso di Odissea 2001, rotea nello Spazio siderale.
In questo flusso affiora con forza una dimensione imperfetta, anche nel senso grammaticale del termine: è il tempo dei sogni e delle fiabe, delle cose che “accadevano” senza mai chiudersi davvero. “Primi passi sulla Luna” sembra abitare proprio questo tempo: non racconta, evoca; non conclude, lascia in sospeso. Quello di Cosentino è, come sua cifra inconfondibile, un Teatro che rinuncia al compiuto per restare in una zona mobile, dove il senso si costruisce mentre sfugge.
Non amo le autocitazioni, perciò solitamente le evito. In questo caso però sento l’esigenza di fare un eccezione per raccontare un ricordo personale, breve ma rivelatore: in una serata di diversi anni fa (questo spettacolo è del 2010), alla fine di una replica di questo lavoro, ebbi la rara esperienza di poter assistere a una “lezione privata di camminata sui tacchi alti” da parte di Danio Manfredini ad Andrea Cosentino, che si apprestava a mettere in scena lo spettacolo in cui indossa i panni di Marina Abramović. Mi rimane impresso, ancora oggi, il ricordo di un esercizio ironico e delicato fatto di tentativi, piccoli squilibri, correzioni in bilico su altissime scarpe di vernice rossa.
Rivedendo oggi lo spettacolo, quell’immagine, quel ricordo, sembrano contenerne il senso preciso: questi “primi passi” sono sempre un apprendimento instabile, un avanzare per prove ed errori, ed è proprio qui che il teatro di Cosentino trova la sua verità più fragile e potente.
Non mancano, come spesso nei suoi lavori, inserti più esplicitamente politici o sociali, sempre filtrati da uno sguardo obliquo e suggestivo piuttosto che didascalico. Siamo di fronte un Teatro che rifiuta la semplificazione, che si muove per accumulo e per sottrazione, per vuoti e per pieni, in cui Cosentino, come accade nei ricordi o nei sogni, si immerge, e noi con lui, in un flusso solo apparentemente caotico in cui alla fine “tutto si tiene” grazie a una drammaturgia perfettamente imperfetta.
Alla fine, ciò che resta nello spettatore è una sensazione di leggerezza inquieta, come se quei “primi passi” non fossero solo sulla Luna ma su un terreno fragile, instabile, che non è altro se non quello dell’esperienza umana. Cosentino, con la sua presenza scenica antiretorica e insieme magnetica, ci accompagna in questo piccolo, sghembo allunaggio per farci vedere una Luna fatta forse di carta stagnola. O forse, a pensarci bene, solo il suo riflesso nei nostri occhi.
A. B.
Dal 26 al 29 marzo
PRIMI PASSI SULLA LUNA
di e con Andrea Cosentino
Teatro della Cooperativa di Milano








