Prendendo la rincorsa: la prima edizione di “Sospeso” a Castel Pergine

La torre quadrata, nella luce calda che precede il tramonto, sembra un invito più che un ingresso, e sopra l’arco c’è un cartello che dice tutto con una parola sola: Sospeso, il titolo del nuovo festival di circo, teatro e musica ideato dalla Compagnia Samovar, organizzato in collaborazione con AriaTeatro, Hotel Castel Pergine e Fondazione Castel Pergine. Tre giornate (dal 29 al 31 maggio 2026) di spettacoli, concerti e installazioni diffuse negli spazi del maniero che domina dall’alto del suo colle l’intera Valsugana. Quella che vi raccontiamo qui è soltanto la prima serata, ma basta già a capire la direzione: prendere un luogo familiare e trasformarlo in una soglia, una clessidra tra qui e altrove, con la qualità sospesa e frizzante dell’attimo prima del salto, quando il corpo è ancora in equilibrio e ogni esito resta aperto. E mentre ci si orienta in mezzo a bambini che giocano, famiglie nell’erba e adulti con un bicchiere in mano, viene spontaneo pensare che certe serate vanno prese al volo quando si presentano, perché come insegna il road movie di Francesco Sossai “non c’è mai un’altra volta”.
Un cortile in terra battuta, tre file di panche a semicerchio gremite di spettatori di ogni forma e di ogni età, nessuna scenografia al di fuori delle mura del castello: ad alzare il sipario del festival è Gustavo la vita, di e con Andrea Farnetani. Un clown che porta addosso l’aria di chi ha camminato troppo e sognato ancora di più, un vagabondo gentile, uno che si perde nei propri pensieri come altri si perdono tra i sentieri di montagna. Entra spingendo un carrello che cigola, si ferma al centro della scena; il cigolio non si interrompe, lui aggrotta le sopracciglia, si china a controllare le ruote, dà un colpetto al manico, ascolta. Si raddrizza, inspira, e all’improvviso capisce: il cigolio proviene da lui, non dal carrello. Il numero che raccoglie gli applausi più convinti è quello dell’equilibrismo: bicchieri e bicchierini di vetro impilati in composizioni precarie sopra un palloncino, il palloncino tenuto in bilico su un archetto, l’archetto infilato tra i denti. Al di là della destrezza fisica, Farnetani costruisce un racconto non lineare, sospeso, che entra in dialogo tanto con il pubblico quanto con gli oggetti che manipola, trattando gli uni e gli altri come interlocutori dotati di volontà propria. Il trucco non sempre riesce al primo tentativo, la cosa non funziona come dovrebbe, e in quello scarto nasce qualcosa di inaspettato, qualcosa di cui stupirsi: non per il risultato finale, ma per ciò che si è incontrato lungo la strada sbagliata e che senza quell’inciampo sarebbe rimasto invisibile.
Calato il buio, il pubblico si sposta in un altro angolo a ridosso delle mura dove i membri della Dirty Krcma – anzi, come recita per esteso lo striscione alle loro spalle, The Dirty Krcma Supersticious Stepbrothers Latismada Ensemble – sono pronti a suonare. La band trentina, attiva dal 2009 e nota per le sue reinterpretazioni in stile balkan/latin/folk, a Castel Pergine schiera una batteria e otto fiati, e già questo basterebbe a spiegare l’ondata di energia che attraversa i quasi venti brani in scaletta. Ma il bello è come si muovono insieme: in Maki Maki, per esempio, una tromba lancia il primo segnale e gli altri le si accodano; in Chat Noir, Chat Blanc è il sax a prendere l’iniziativa, e da lì il ritmo si gonfia e si moltiplica. Il pubblico non balla molto, ma si accende. Nell’impasto di ritmi e timbri si avverte qualcosa che non si lascia ricondurre soltanto all’allegria, qualcosa che la rende più piena, come il pizzico di sale che fa sì che il dolce si senta davvero. È la musica di chi sa fare festa sapendo esattamente cosa sta festeggiando, e perché vale la pena farlo.
Una prima serata (e una prima edizione) promettente, che lascia intravedere un festival capace di crescere e di trovare una forma originale. Eppure, quasi a ricordare che ogni inizio convive con qualche fine, a poca distanza c’è anche un tramonto: il 13 giugno a Trento, vicino al Castello del Buonconsiglio, la Bookique chiude i battenti con una fragorosa festa d’addio intitolata 15salutiamo. Sul palco, a chiudere idealmente il cerchio, ci sarà di nuovo la Sporca Krcma con la sua travolgente energia. Non mancate!
Pier Paolo Chini








