Pierluca Mariti torna al Colosseo di Torino per l’ultima replica di Grazie per la domanda

Due anni fa abbiamo conosciuto Pierluca Mariti in occasione del suo primo tour, Ho fatto il classico, per noi un esordio irriverente e squisito sulle piccole cose che possono far ridere, se solo uno si sofferma a osservare. Vi consigliamo di recuperare, fra l’altro, il suo monologo È da femmina, o se vi piacciono le storie di trentenni che ritrovano gli amici di dieci anni prima, allora potreste trovare interessante Niente di che, pubblicato con Rizzoli.
Sabato 18 ottobre, ospiti ancora una volta del Teatro Colosseo di San Salvario, a Torino, abbiamo assistito all’ultima di cinquanta repliche del suo secondo spettacolo, Grazie per la domanda, dopo un tour di successo (sold out anche le date a Londra, Bruxelles e Barcellona) che senza dubbio contribuirà alla sua scalata verso l’isola felice dei comici acclamati da un pubblico ampio, eterogeneo e trasversale. Questo secondo comedy-show, leggero e tragicomico, risulta vagamente meno genuino dell’altro, nel senso che si percepisce uno studio più approfondito su come presentare i contenuti senza risultare dispersivo, e però forse si potrebbe ritagliare uno spazio maggiore per l’improvvisazione, più interazioni col pubblico, perché è lì che emerge il meglio di lui. Il discorso, dopo una lunga introduzione, si articola su tre tappe – un tema delle elementari, uno delle medie e delle superiori – celebrando in questo modo l’evoluzione di un Millennial (classe 89) con le sue adiacenze e le distanze dallo stereotipo generazionale dei nati fra l’81 e il 95 circa; e le contrapposizioni con la X (quelli più vecchi) e la Z (quelli più giovani). Il monologo viene portato avanti con tono guizzante e corpo che articola, nel solco di una musicalità romanesca lieve, molto più leggera di personaggi come Persia o Giraud; per discutere delle situazioni grottesche in cui annaspiamo, delle ingiustizie piccole e grandi e delle scomodità, che sono tutte grandi.
Parte dai suoi acciacchi come il demodex, il calazio, l’operazione per la miopia a Poggibonsi, l’allenamento funzionale che non si capisce a cosa sia funzionale, e il russamento per cui vorrebbe fare la FES (Endoscopia Funzionale Seni Paranasali). L’idea di fare un salto in Turchia ma non certo per vedere la Cappadocia, e chi può intendere ha inteso; la fratellanza tra sconosciuti che stanno perdendo capelli, come il ciclo per le donne. Con tono allegro e piglio affabilissimo, Mariti procede dentro e fuori da sé fra divagazioni, ritorni e approfondimenti, quasi ad accanirsi, non senza un certo affanno scenico, sulle cose che non possono essere cambiate. Un attimo prima sta ironizzando sui droni a matrimoni che spuntano all’improvviso e ti riprendono mentre stai mangiando come un assassino, il momento dopo si riallaccia all’operazione in Toscana, quando un’infermiera lo riconosce e gli dice Io ti honosco, te fai i video su internet, e lui replica Sì, i porno. Una cauta interazione col pubblico sui nomi destinati ad essere storpiati (presente per esempio una Jyoti che lamenta di essere chiamata Jedi, Yoghi, Jeti, Jodi; ma pure una Zenaida che diventa Zendaya) e intanto ha trovato il tempo per chiedere cos’è questo teleriscaldamento aereodinamico che ci stanno installando a Torino: ma che roba è? Cor bluetooth ve riscaldano? Che nord comunque, che avanti che siete. E poi ancora: la prima volta dallo psicologo, quando sull’uscio strofina le scarpe e sente un attrito diverso fra destra e sinistra e capisce che ha pestato qualcosa; le affinità fra un people pleaser e un cretino, la FOMO, e quei discorsi, succintamente parodiati, che non riesce a scordare: la discesa in campo di Berlusconi nel ’94 e Penelope Cruz che vince l’Oscar nel 2009. Nel primo tema, Gianluca bambino non vuole dire cosa pensa, perché effettivamente non c’è mai spazio per le opinioni dei bambini e certi bambini lo sentono e accontentano gli adulti; Gianluca vuole anzi inorgoglire la sua insegnante, e scrive che deplora i graffiti come un democristiano qualunque. People pleaser da sempre, quindi, e il trend si riconferma anche alle superiori, col pamphlet Noi e il computer, in cui per sua stessa ammissione si atteggia come Gramellini e i mali del mondo delineati, dopo guerre droga e omicidi, risultano essere i reality show, i giornali di gossip e i social che ci riducono a un nickname. L’ironia fiorisce da sola se si pensa che Pierluca è conosciuto da tutti col suo nome su Instagram: piuttosto che.
Grazie per la domanda è una piccola perla di passaggio, uno snodo rilevante nella promettente carriera, appena cominciata, di Pierluca: la sua capacità di estrarre e isolare il risibile risulta vincente su più fronti, la sala lo sente e gli applausi scrosciano per cinque minuti buoni.
Davide Maria Azzarello








