“PAS MOI”: Diana Anselmo al Napoli Queer Festival

La terza edizione del Napoli Queer Festival intitolata Fuori Mondi, si è svolta dal 14 al 19 aprile 2026 nei Quartieri Spagnoli, prodotta da Cartesiane Culture, Casa del Contemporaneo e Teatro Pubblico Campano. Una rassegna multidisciplinare che esplora le arti e la cultura queer.
Grande apertura martedì 14 aprile, alla Sala Assoli Moscato, con la performance Binary Mutilation di DESIRA e Pelussje, e la stand-up comedy tagliente di Laura Pusceddu. Per poi passare a un esilarante Drag Ring con Priscilla e le sue sfidanti in un Teatro Nuovo in festa. Corpo, ironia, musica live e teatro, con artisti e artiste professionisti provenienti da tutta Italia. Nei giorni successivi hanno seguito cinema, letteratura queer, mostre, performance, djset, incontri.
Sabato 18 ho visto al teatro nuovo “Pas Moi” (“io no”, “non io”), una lecture-performance lascia “il segno”. Infatti è uno spettacolo interamente in LIS, la lingua dei segni italiana, con sottotitoli per udenti ( ! Si), ed è il secondo capitolo di una ricerca sulla Deaf History iniziata con Je Vous Aime. È uno spettacolo originale e rigoroso. Diana Anselmo è performer ed artista visivo queer e Sordo nativo segnante, bilingue LIS e italiano. Anselmo è anche tra i fondatori di Al.Di.Qua.Artists, la prima associazione di categoria europea fondata da e per artisti con disabilità, impegnata a scardinare l’abilismo strutturale nel mondo dello spettacolo. In ogni lavoro rielabora archivi storici, immagini del corpo e simbologie visivo-semantiche per fare della cultura Sorda un campo di ricerca estetica. Sfida i regimi di auralità imposti dal mondo udente. Nella sua traiettoria arte e attivismo sono inseparabili.
Per il pubblico udente, abituato a ricevere tutto attraverso i suoni, l’esperienza è quella di trovarsi per la prima volta a dipendere da un supporto visivo per accedere al senso, a leggere i sottotitoli. L’eleganza della sceneggiatura, il fascino degli attori in scena, i ritmi calibrati di gesti e pause hanno creato un’atmosfera immersiva. Ha portato sul palco un incontro culturale, tra diverse abilità linguistiche. La difficoltà comunicativa è pari a quella tra persone di nazionalità linguistiche diverse, ma purtroppo nella nostra società la lingua LIS è vista come un canale per sopperire a una mancanza, alla disabilità sensoriale dell’udito, e non come una lingua di pari dignità come l’inglese o il francese. La società centrata sull’abilismo porta a preferire chi ha tutti i sensi funzionanti al massimo, lasciando indietro chi per nascita o per eventi della vita può avere deficit di vario tipo, sensoriali come la vista o l’udito, cognitivi o di divergenza neurologica.
Diana Anselmo ha portato questo conflitto sul palco con enfasi poetica. Sul palco anche Daniel Bongioanni, e Antonio Dominelli, che firma la splendida composizione sonora. La drammaturgia è di Piersandra Di Matteo; il coaching nella ricerca e nel materiale performativo porta la firma di Saša Asentić.
Il percorso drammaturgico di “Pas Moi” è una contro-storia, una ricerca negli archivi minori, nelle antistorie, nei saperi trasmessi corpo a corpo. Pone al centro una diversa visione degli oggetti scientifici: e se gli strumenti con cui il mondo moderno ha imparato a registrare, trasmettere e riprodurre il suono fossero nati dall’ossessione di “guarire” la sordità La risposta si dispiega nella performance. Il primo fonografo, inventato da Thomas Edison — lui stesso persona Sorda — non nasce come macchina musicale ma come strumento terapeutico-rieducativo, pensato per misurare e correggere l’udito, per quantificarlo in dati e numeri da cui derivare una supposta “norma”. Poi viene il grammofono. E così via. Fino alla ciliegina sulla torta, una delle immagini paradossali più potenti: nel 1977 la NASA lancia nello spazio le sonde Voyager, con il Voyager Golden Record, un disco per grammofono d’oro contenente suoni, musiche e immagini della Terra, selezionati per comunicare con eventuali forme di vita extraterrestri. Tra i brani scelti c’è la Nona Sinfonia di Beethoven, composta da un musicista Sordo. Quel disco porta con sé, come messaggio supremo della civiltà uditiva al cosmo, la musica di un Sordo, nella speranza che degli alieni possano “sentirla”.
“Pas Moi”, non io, non come voi. Uno spettacolo coraggioso e bellissimo.
Brigida Orria







