“Palermo” e la consapevolezza di avere un punto di partenza: intervista al cantautore siciliano Maiogabri

Lo scorso 27 marzo è uscito “Palermo”, il nuovo singolo del cantautore siciliano Maiogabri, una ballad italiana sospesa tra pop e cantautorato. Il videoclip, diretto da Costante La Bruna, è ambientato in alcuni dei luoghi più iconici della città. Oltre alla voce, chitarre acustiche e pianoforte di Maiogabri (Gabriele Majorana), i musicisti che hanno dato forma sonora a “Palermo” sono: Andrea Conti (basso), Francesco Tramuto (batteria), Gioele Aspresso (chitarre elettriche), Gabriele Guercio (violino), Pietro Tomasino (viola) e Ferdinando Preianò (violoncello).
“Palermo” segna un passaggio importante nel tuo percorso: cosa rappresenta per te questo brano?
“Palermo” rappresenta per me l’occasione stupenda di scoprire come non mi sia ancora scoperto del tutto, cosa fantastica secondo me. Sino a qualche anno fa, perso nei miei drammi amorosi, mai avrei immaginato di trovarmi a scrivere un brano per la mia città, un brano dall’arrangiamento così caldo, dalle parole così sognanti. Eppure, proprio “Palermo”, ha tirato fuori qualcosa in me che non sapevo di avere, qualcosa che da mesi mi anima, mi rende affamato di vita, e che certamente sarà il preludio di tanti altri progetti che arriveranno.
Il pezzo nasce da un momento molto preciso vissuto in città: quanto conta Palermo nella tua scrittura?
Beh, Palermo nella mia scrittura conta quanto conta avere il mare a portata di mano per un siciliano: è fondamentale. So di poter risultare scontato e melenso nel dire questo, ma è proprio vero che questa città lascia qualcosa in chi la vive che non si può cancellare facilmente, qualcosa di speciale che molte volte – come nel mio caso – neanche si vede, arriva e basta. Per come la vivo io, è proprio questa sua caratteristica che la rende la mia fonte primaria di ispirazione, nella gente che la vive, nei mercati che la colorano, anche nelle inefficienze che la penalizzano: c’è una lotta malinconica tra il bene e il bene che rende Palermo un paesaggio fantastico a chiunque voglia dipingerla, e non è quindi un caso se, mi permetto di aggiungere, sono circondato da una valorosa schiera di colleghi musicisti nonché artisti.
Nel brano convivono amore e disillusione: come si intrecciano questi due elementi nella tua esperienza personale?
Amore e disillusione, per quella che è la mia esperienza di vita, sono due facce della stessa medaglia, due fasi di una storia che si completano l’un l’altra, senza esaurirsi mai. Tutti noi abbiamo le nostre illusioni che ci fanno comodo, dobbiamo esserne coscienti; tuttavia, è solamente quando cascano che può nascere l’amore puro, un amore sincero che non si priva nel male ma lo accetta e lo sovrasta. Nel mio rapporto con Palermo, d’altronde, è successo proprio questo: crollata l’illusione di un luogo decadente e senza futuro, è nato l’amore puro nei confronti di una città che resiste, che nonostante le batoste mostra il suo lato migliore con orgoglio, nella volontà di sovrastare una storia che non le ha reso mai giustizia. Credo, a mio modo, di averlo raccontato nel brano, e spero che ognuno sappia coglierne la sfumatura che più gli appartiene.
Hai scelto una dimensione sonora intima, tra pianoforte e archi: come hai costruito questo equilibrio?
Bella domanda, anche se difficile, lo confesso: arrangiare Palermo, come accade spesso per i miei brani, in realtà è stato un flusso istintivo, il completamento di un suono che sentivo dentro la testa e aveva bisogno semplicemente di suonare per davvero, con strumenti e strumentisti che mettessero la loro anima in gioco. Scritta al pianoforte, ho da sempre ritenuto infatti che questo flusso di emozioni avesse bisogno di un ulteriore abbraccio, di un calore legnoso che solo gli archi, con delle chitarre in accompagnamento, avrebbero potuto dargli. Il vero privilegio, ci tengo a dirlo, è stato poterli registrare con strumentisti, ripeto, così valorosi in uno studio così prestigioso di Palermo come gli Indigo Studios di Fabio Rizzo.
Il tema del partire e restare è centrale: è una domanda ancora aperta per te?
Sicuramente sì, è inutile negarlo. Nel videoclip uscito il 2 aprile con la regia di Costante La Bruna) proprio questa è una domanda centrale che abbiamo voluto portare avanti e far culminare in un finale aperto, con un treno che parte lasciando una valigia aperta e sfatta al centro della stazione: sarò partito? Sarò restato? Non credo sia questo il punto, e non credo lo sia l’avere un punto di arrivo in generale, una meta, una risposta: quello che conta davvero è la consapevolezza di avere un punto di partenza, una casa pronta ad accoglierti ogni qualvolta ce ne sarà bisogno. Non so dove mi porterà la vita, ma so che ovunque io vada avrò sempre una casa a Palermo. Spero che ognuno, ascoltando questo brano, sappia trovare la propria.
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