“Ouverture”, lo storytelling musicale di Franco – Intervista ai Franco Urbano

Lo scorso 3 ottobre è uscito in digitale “Ouverture”, il primo album del duo Franco Urbano, formato da Corrado Luzzago e Thomas Calcagno; un disco interamente autoprodotto, con il mix e mastering di Michael Majko Ferraris e promosso da Free Club Factory.
“Overture” è un album molto particolare, che ci è piaciuto davvero tanto, e abbiamo voluto approfondire questo viaggio musicale facendo qualche domanda agli artisti che l’hanno creato.
Voi siete Corrado Luzzago e Thomas Calcagno, quando vi siete incontrati e avete deciso di diventare, e creare, Franco Urbano (su chi è Franco Urbano c’è il vostro video su YouTube che lo spiega in modo dettagliato)?
Franco è nato quasi per gioco poco dopo esserci conosciuti di persona, sul finire del 2022. Senza forzature infatti questo personaggio nasce semplicemente dall’incontro dei nostri interessi, del nostro umorismo e dalla voglia di raccontarci tramite le vesti di qualcun’ altro. Questo nostro alter ego è diventato poi sempre più sfaccettato e complesso, andando a descrivere una persona immaginaria con modi di fare, gusti musicali, un passato con cui fare i conti. Franco è semplicemente un cantautore a fine carriera, sporco e senza peli sulla lingua, che in qualche modo lotta implicitamente contro la frenesia e sterilità della realtà contemporanea vivendo come un orologio rotto. Nel video intervista che abbiamo caricato su YouTube si colgono altri elementi di Franco, come per esempio la sua ironia, la sua sfacciataggine e pensiamo anche la sua eccentricità.
Il 3 ottobre è uscito il vostro primo disco “Ouverture”, definito uno storytelling musicale del personaggio Franco. Infatti il disco è molto particolare, una vera e propria storia in musica. Da dove è nata questa idea?
L’idea è nata anche qui dal confronto naturale e spontaneo tra noi due. L’esigenza di raccontare la vita e le vicende che caratterizzano Franco per noi è centrale, e così abbiamo costruito un concept album per farlo. Spesso alcune idee e alcune storie nascono da scherzi, battute, da situazioni reali o immaginate. E così, pezzo per pezzo, ci siamo
immaginati una giornata nella vita di Franco, che parte da un risveglio traumatico, per poi svilupparsi in una città del funk, e proseguire in party psichedelici notturni.
Come definireste con tre aggettivi il disco “Ouverture”?
Diremmo sicuramente camaleontico, ironico e spontaneo.
Ascoltando “Ouverture” ho sentito diversi stili ben amalgamati, penso al funky irresistibile di “Funk sin city” e alle incursioni dance house e spiritual di “Oh mama don’t cry”… musicisti e voci strepitose. Chi ha collaborato con voi al disco?
Il disco è stato totalmente autoprodotto, in due tracce però compare la strepitosa collaborazione di alcuni nostri amici e colleghi, Irene Manca in Funk sin city, e Michael Ferraris in Afterparty. Ci tenevamo molto a collaborare in questo primo album per cercare di dare più respiro alla musica, impreziosendola tramite la visione anche di altri artisti. In caso di Irene, i suoi vocalizzi Funky hanno svoltato Funk sin city, mentre nel caso di Michael, che si è anche occupato del mix e del master dell’album, la sua chiara visione della musica psytrance e dei suoi meccanismi ci ha aiutato a scrivere Afterparty.
Avete pensato a un pubblico di riferimento durante la stesura del disco?
In realtà no, e penso che ci importi poco, sicuramente pensiamo che chi è predisposto all’apertura musicale verso più generi potrà apprezzare l’opera per intero, piuttosto di affezionarsi alla singola canzone. Infatti quello che più consigliamo è di ascoltare l’album in ordine e per intero per comprenderne tutte le sfaccettature.
Come avete scelto la copertina del disco a rappresentare “Ouverture”?
Anche la copertina è stata frutto di una grande casualità. Ci stavamo preparando a suonare in un lido sul lago d’Iseo, quando ci è venuta voglia di farci un bagno. Notiamo poi qualche lettino più in là due ragazze intente a scattarsi delle foto in pose succinte, sembrava che la sessione di shooting non finisse mai. In quel momento ci eravamo accorti che avevamo preso da casa due costumi identici, che in realtà non erano altro che due pantaloncini da calcio. E in maniera molto naturale e spontanea abbiamo chiesto ad un nostro amico di scattarci alcune foto cercando di imitare in maniera sgraziata le due ragazze. Riguardando successivamente quegli scatti ci è parso subito chiaro che quell’immagine descriveva perfettamente Franco e tutto il suo disco.
Quali sono i vostri prossimi progetti?
Stiamo già lavorando al concept del secondo disco, che si baserà tutto sulle “prime volte” di Franco. Ogni pezzo rappresenterà quindi un momento chiave nella vita di Franco. Abbiamo in mente per esempio “Il primo matrimonio”, “il primo divorzio”, “la prima birra”, e tante altre che dobbiamo ancora pensare nella loro interezza, come a nostro solito l’ironia sarà la chiave per aprire le numerose porte narrative del disco. Speriamo che possa essere un lavoro più maturo di “Ouverture”, anche se gli vogliamo un gran bene.
https://www.instagram.com/_francourbano/?hl=it









