“Non si sa come” di Luigi Pirandello

Un enigmatico Franco Branciaroli interpreta il testo di Luigi Pirandello al Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto
Posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni.
Oscar Wilde
C’è qualcosa di poco chiaro, ma non di meno perturbante, in questo testo di Pirandello andato in scena al Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto per la Regia di Paolo Valerio, che vede protagonista un convincente ed enigmatico Franco Branciaroli insieme a un ottimo cast.
E forse proprio in questa lacerante opacità va ricercato il cuore dello spettacolo: nell’abisso, inafferrabile, tra volontà e azione da cui deriva l’impossibilità di spiegare fino in fondo le ragioni dei nostri atti, in un corto circuito tra coscienza e azione che ci rende irrimediabilmente opachi a noi stessi.
Il paradosso, in qualche modo affascinante, consiste nel fatto che più il testo affonda nella riflessione sull’inconoscibilità dell’agire umano, più sembra chiedere al teatro una forma limpida, quasi classica, per essere restituito. La regia di Paolo Valerio, vista al Teatro Concordia, accoglie questa richiesta e questa sfida, scegliendo una via dichiaratamente tradizionale: rispetto dell’originale, centralità della parola, recitazione composta. Eppure, dentro questa cornice apparentemente “ordinata”, e se vogliamo ordinaria, accade qualcosa di più inquieto.
Il Romeo Daddi interpretato da Franco Branciaroli è, all’interno di questo quadro, una sorta di corpo estraneo, un “agente sabotatore” che fa irruzione in una realtà di rapporti apparentemente ineccepibili in cui l’amicizia e l’amore parlano un linguaggio intriso di formalità e convenzioni (la fedeltà, l’affetto incondizionato ecc.). Il suo Conte semina dubbi e apre profondissimi squarci intorno a lui svelando tensioni sotterranee inconfessate e inconfessabili: perché si può essere killer, e vittime, anche di delitti “innocenti”, reali e inconsapevoli o persino soltanto sognati, nel momento in cui l’Io ci chiama alle nostre responsabilità…
Branciaroli “fa la differenza” non tanto per ciò che dice (anzi: il suo lessico rimane fedelmente pirandelliano, e termini come “muraccia” o “cangiante” suonano oggi quasi disturbanti nell’essere così desueti) quanto per come abita la scena: sembra arrivare da un altro tempo, quasi da un altro teatro, e il suo modo di stare, di pensare la battuta, di scolpire il silenzio hanno qualcosa di contemporaneo, quasi disallineato rispetto agli altri personaggi, più ancorati a una recitazione di impronta classica.
Questo scarto produce un effetto interessante: Daddi non è solo colui che ha compiuto un gesto inspiegabile, ma diventa egli stesso un enigma scenico. È come se incarnasse, emblematicamente, quella frattura tra coscienza e azione che il testo mette al centro. Non si capisce fino in fondo, non si lascia assimilare. E forse è giusto così.
In tema di opacità, rimane forse più opaca, almeno a una prima visione, la scelta registica di far spogliare progressivamente i personaggi in scena: un gesto che potrebbe alludere a un processo di disvelamento, a una perdita di sovrastrutture sociali o morali in linea con la drammaturgia pirandelliana di cui però la Regia non esplicita fino in fondo il senso. Il rischio è che rimanga un segno un po’ sospeso, più percepito che realmente elaborato.
Nel complesso, lo spettacolo vive proprio di queste tensioni: tra classico e contemporaneo, tra adesione al testo e piccoli scarti interpretativi, tra chiarezza formale e zone d’ombra. E forse è proprio in queste incrinature che il teatro di Pirandello riesce a respirare meglio, quando cioè i dubbi che semina sono superiori alle risposte troppo “facili”.
Siamo destinati a vivere dentro un enigma che non si lascia risolvere… e così, alla fine, la domanda resta intatta: quanto possiamo davvero spiegare di ciò che facciamo? O, per dirla con Pirandello, quanto di noi accade “non si sa come”?
A. B.
Fotografia di Filippo Manzini
NON SI SA COME
Regia Paolo Valerio
Con Franco Branciaroli
e con Alessandro Albertin, Valentina Violo, Ester Galazzi ed Emanuele Fortunati








