“Nella mente del terapeuta” di Angelo R. Pennella

“Nella mente del terapeuta. Il ragionamento clinico in psicoterapia psicoanalitica” (Armando Editore, 2026, pp. 222, euro 20,00) di Angelo R. Pennella si propone di indagare un territorio centrale, ma spesso poco esplorato, ovvero ciò che accade nella mente dello psicoterapeuta mentre è immerso nell’incontro con il paziente. Al centro del volume vi è il concetto di ragionamento clinico, inteso non come un processo lineare e rigidamente codificato, ma come un’attività complessa, dinamica e profondamente intrecciata con l’esperienza, l’intuizione e la relazione. Non un semplice strumento operativo, dunque, ma la vera e propria parte centrale della pratica psicoterapeutica.
Ma che cos’è, davvero, il ragionamento clinico? È proprio questa la domanda che attraversa il testo e che l’autore invita il lettore a esplorare, colmando un vuoto teorico e riflessivo che, fino ad oggi, non è stato pienamente sviluppato all’interno della letteratura psicoanalitica. Pennella definisce il suo lavoro un vero e proprio trigger, uno stimolo capace di attivare nuove prospettive di pensiero, grazie anche all’analisi di numerosi casi clinici che rendono concreti e osservabili i processi mentali del terapeuta. Il volume si rivolge in particolare a chi è in formazione in psicoterapia, ma risulta prezioso anche per clinici già esperti che desiderano interrogarsi sui propri processi decisionali e interpretativi, mettendo in discussione automatismi e abitudini consolidate.
L’autore delinea i confini del costrutto, proponendo una possibile cornice teorica entro cui collocare i processi inferenziali implicati nel ragionamento clinico. Viene così introdotto un modello che integra differenti modalità di pensiero, tra cui l’abduzione, l’analogia e l’intuizione, evidenziando come il lavoro del terapeuta si fondi su un equilibrio sottile tra rigore e creatività.
In seguito, si analizzano le modalità attraverso cui il terapeuta raccoglie e costruisce le informazioni che alimentano il suo pensiero clinico. Non si tratta solo di ciò che il paziente dice, ma anche di come lo dice, di ciò che emerge nella relazione e dei segnali più sottili, spesso impliciti, che richiedono una capacità di ascolto profonda e multilivello. In questa prospettiva, il terapeuta assume quasi i tratti di un interprete di indizi, capace di cogliere significati a partire da tracce minime.
Il passaggio successivo indaga la struttura nucleare del ragionamento clinico. Qui Pennella approfondisce i meccanismi attraverso cui il terapeuta formula ipotesi, le verifica e le riformula, in un continuo movimento tra osservazione, interpretazione e revisione. Il processo clinico appare così come un percorso aperto, mai definitivo, in cui la conoscenza si costruisce progressivamente.
È esplorato, infine, il ruolo delle similitudini e delle analogie, strumenti fondamentali attraverso cui il terapeuta costruisce connessioni di senso. Tali processi riguardano sia il materiale narrativo del paziente sia ciò che prende forma nella relazione clinica, evidenziando come il pensiero analogico rappresenti una risorsa essenziale per comprendere la complessità dell’esperienza psichica e per orientarsi in situazioni caratterizzate da ambiguità e incompletezza.
Il testo offre una riflessione profonda e stimolante sulla pratica psicoterapeutica, mostrando come il ragionamento clinico sia inevitabilmente soggettivo e non riducibile a protocolli rigidi. Pennella restituisce così un’immagine del terapeuta come pensatore in azione, impegnato in un continuo processo di costruzione di senso, dove teoria e pratica si intrecciano in modo indissolubile.
Marianna Zito








