“Morte accidentale di un anarchico”: il testo di Dario Fo torna prorompente al Teatro Carcano di Milano

Era il 1970 quando venne rappresentata per la prima volta da Dario Fo e il suo gruppo teatrale; la pièce prendeva spunto dalla morte di Giuseppe Pinelli, avvenuta nel dicembre del 1969 alla Questura di Milano; l’anarchico venne arrestato dopo la strage di Piazza Fontana di qualche giorno prima e durante l’interrogatorio, in circostanze poco chiare, l’uomo cadde dal quarto piano. Morte “accidentale”? O “malore attivo”, come venne definito dalla magistratura dopo le indagini?
Il testo di Dario Fo torna a scuotere gli animi anche oggi, a distanza di anni: “Morte accidentale di un anarchico” è sbarcato prorompente al Teatro Carcano di Milano dal 17 al 22 febbraio con un cast straordinario: Lodo Guenzi, Alessandro Federico, Matteo Gatta, Eleonora Giovanardi, Marco Ripoldi e Roberto Rustioni, con l’ottima regia di Giorgio Gallione, in un ritmo serrato che non perde mai colpi e continua imperterrito fino alla fine.
Protagonista assoluto è il “Matto”, interpretato da uno straordinario Lodo Guenzi, un uomo fuori dalle righe, e proprio per questo in grado di guardare oltre. Affetto da una malattia chiamata “istriomania”, che lo spinge a spacciarsi per altre persone, non è mai stato condannato nonostante i dodici arresti subiti, proprio per questa sua patologia. Il Matto gioca su questo, esaspera il commissario e gli agenti che cercano di interrogarlo, senza riuscirci mai, fino allo sfinimento che conduce al rilascio. Ma sarà da quel momento che ha inizio il vero spettacolo: il Matto vestirà i (falsi) panni di un giudice della Corte di Cassazione venuto da Roma con il compito di effettuare una revisione d’inchiesta sul caso di un anarchico morto per caso cadendo dalla finestra durante un interrogatorio. Un’ottima occasione per divertirsi e anche per mettere in discussione incongruenze e dati poco chiari. Non per altro, sul caso dell’anarchico sono stati redatti ben tre verbali. Perché? Cosa è successo davvero? Non è stato un raptus a portare l’anarchico a buttarsi dalla finestra?
Le domande si accumulano tanto quanto i dettagli che emergono e che disturbano la precedente versione dei fatti, e l’arrivo di una giornalista che vuole scoprire la verità sul caso non farà altro che enfatizzare ulteriormente tutte le nuove scoperte.
In questa commedia pungente non mancano le risate, ed è proprio grazie ad esse che emergono le domande più scomode, prima tra tutte: di chi è la colpa? Del governo? Della polizia? Non ci sono risposte, solo supposizioni, spetta al pubblico tirare le somme.
Portare a teatro un’opera di questo tipo significa far riflettere sull’Italia, sulla sua situazione politica, di ieri e di oggi, e sui giochi di potere che si muovono nell’ombra mettendo a tacere scomode verità.
Non c’è da stupirsi nel trovare una sala gremita di gente che applaude forte, che ha partecipato con attenzione e apprezzato lo spettacolo, che, dopo cinquant’anni di esistenza, rimane sempre giovane.
Roberta Usardi
Fotografia di Laila Pozzo







