“Misurare il salto delle rane”: La strepitosa dark comedy di Carrozzeria Orfeo in scena al teatro Elfo Puccini di Milano

Chi combatte con i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te.
Friedrich Nietzsche, “Al di là del bene e del male” (1886)
Si vive come si può, non come si vuole, sembrano dirci all’inizio le protagoniste della vicenda, che si svolge in un piccolo villaggio separato da un abisso e da un enorme lago che sembra un mare dal “mondo di fuori”, un altrove irraggiungibile da cui una di loro, Iris, in qualche modo sta fuggendo.
Ma la giovane Iris non è l’unica a fuggire da qualcosa o da qualcuno (nel suo caso, da un marito con cui sembra avere un legame incerto, un “mignolino del piede contro mignolino del piede” labile e misterioso); lo sono anche Betty, ragazza troppo emotiva e manesca accompagnata dalla sua rana da gara in scatola, e sua Zia Lori, madre di una figlia, Jo, morta suicida dopo essersi gettata in quell’abisso e che Betty amava come una sorella.
Tre donne, tre vite, tre segreti inconfessabili. Più uno, quello di Jo appunto.
C’è sempre qualcosa di profondamente umano, e allo stesso tempo spietato, nel teatro di Carrozzeria Orfeo, e questo “Misurare il salto delle rane” non fa eccezione. Eppure questo spettacolo è diverso e si discosta per molti versi dalla drammaturgia, sempre di livello assoluto, di questa fantastica Compagnia. Diverso: perché né Gabriele Di Luca (autore ancora una volta di una strepitosa Drammaturgia) né Massimiliano Setti (che firma insieme a lui l’eccellente Regia e come sempre si occupa di vestire di suoni e musiche lo spettacolo) sono in scena, ma la affidano a tre bravissime attrici (Elsa Bossi, Noemi Apuzzo e Chiara Stoppa), straordinarie ciascuna a proprio modo e capaci di stare dentro i personaggi senza mai rifugiarsi nella caricatura, restituendoci una verità che è la cosa più difficile da ottenere in un contesto del genere; ma diverso è anche lo spirito che anima uno spettacolo meno distopico di altri, meno apertamente politico, meno dichiaratamente “di denuncia” ma che, alleggerito da una certa responsabilità di giudizio sul mondo, sembra riuscire a concedersi una libertà nuova. E paradossalmente, proprio per questo, più efficace.
Il marchio di Carrozzeria Orfeo rimane come sempre riconoscibile: il catalogo umano, le esistenze incrinate, i personaggi che arrivano sempre un attimo dopo rispetto alla propria vita (e tanta, tanta “verità”, in tutti i sensi, a partire dalle scelte registiche: l’ascia è un’ascia e taglia davvero la legna, il vino è vino e la zuppa è una zuppa… e, probabilmente, il cadavere potrebbe credibilmente essere un cadavere…)
Il titolo, “Misurare il salto delle rane”, evoca quel bisogno così umano e universale di dare una misura al caos, solo che questa volta il caos non è amplificato: è lasciato essere. La scrittura procede per accumulo, come sempre, ma con una leggerezza diversa. Le battute colpiscono senza cercare per forza l’effetto, e la comicità resta nera, ma più spesso di altre occasioni ci si riconosce prima ancora di reagire. Si ride, sì, ma è una risata che resta addosso, che non alleggerisce.
In questo, Gabriele Di Luca è come sempre assolutamente chirurgico: conosce perfettamente il meccanismo e lo usa senza pietà. “Misurare il salto delle rane”, infatti, si muove su una linea sottile, un passo oltre il caricaturale e senza mai perdere l’aggancio con qualcosa che, in modo scomodo e inconfessabile, ci riguarda, e che ci viene raccontato con una feroce lucidità.
Il titolo è già in sè una dichiarazione poetica: misurare il salto delle rane può sembrare un gesto inutile, quasi ridicolo, ma è proprio in questa inutilità che si annida il senso dello spettacolo. I personaggi cercano disperatamente parametri, misure, appigli. Ricordi.
E forse, in fondo, misurare il salto delle rane non è poi così assurdo: è il tentativo, disperato e necessario, di dare un ordine al disordine, di quantificare ciò che per sua natura sfugge. Un gesto inutile, sì. Ma anche profondamente umano. Per riuscire a combattere i mostri, quelli “di fuori” e quelli che ci abitano, e sfuggire all’abisso.
A.B
Fotografia di Andrea Morgillo
21-26 APRILE – TEATRO ELFO PUCCINI, MILANO
MISURARE IL SALTO DELLE RANE
uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti
musiche originali Massimiliano Setti
con Elsa Bossi, Noemi Apuzzo e Chiara Stoppa








