“Misurare il salto delle rane”: al Teatro Vascello di Roma va in scena un pezzo di umanità

Fino all’8 febbraio, Carrozzeria Orfeo è al Teatro Vascello di Roma con Misurare il salto delle rane, drammaturgia di Gabriele Di Luca, con la regia sempre di Di Luca con Massimiliano Setti.
Anni ’90, un piccolo paese di pescatori, tre donne di diverse generazioni – Lori, Betti e Iris – unite malgrado loro da un tragico lutto avvenuto vent’anni prima e ancora non chiaro. Un lago, una scogliera alta 11 metri, una palude: un microcosmo separato dall’altra parte, quella in cui si guadagna bene e si va in un ufficio, dove ci si comporta secondo le regole, da persone normali.
Una dark comedy che, senza rinunciare all’ironia che fa da marchio di fabbrica a Carrozzeria Orfeo, è anche un’indagine poetica e tragicomica sulla condizione umana contemporanea.
Siamo un enigma che non va per forza sempre risolto. Siamo fatti di ricordi che mentono perché ci rimandano a qualcuno che non siamo più, che non c’è più. Siamo pesi che ci impediscono di saltare in avanti. Siamo grazia e oscurità. Come rane ci dividiamo tra terra e acqua, a volte facciamo salti lunghissimi, e a volte oppressi/repressi dallo sguardo altrui, restiamo immobili, non la corriamo la nostra gara.
Sono un miscuglio di tutto questo Lori (Elsa Bossi), Betti (Chiara Stoppa) e Iris (Noemi Apuzzo), tre vite intrecciate dal caso e dalla vita che succede e basta e che, in modo diverso, rifiutano etichette imposte dall’esterno. E rifiutano il maschile quando è sinonimo di disagio, violenza, di mancata realizzazione.
Misurare il salto delle rane vi farà venire voglia di M&M’s. Di prendere qualcuno a martellate. Di ballare e canticchiare se siete degli anni ’80. Di piangere un poco in mezzo al ridere. Perché succede questo quando tre attrici molto brave portano sul palco un pezzetto di umanità.
Laura Franchi
Fotografia di Andrea Morgillo








