“Mentre siamo morti” di José Ovejero

“Scrivere è ricordare proprio ciò che vorremmo dimenticare a ogni costo”
“Mentre siamo morti” (Voland, 2025, Intrecci, pp. 160, euro 18) di José Ovejero è una raccolta di sedici racconti legati tra di loro quasi a renderli un romanzo, in cui prende vita la storia di una famiglia operaia nella Spagna alla fine del franchismo, tra tensioni domestiche, rabbia infantile e desiderio di riscatto sociale, dove il tempo non segue un ordine lineare, e spesso realtà e immaginazione si sovrappongono.
Le parole prendono vita, ora per raccontare, ora per dimenticare, o forse solo per “poter mettere in ordine il mondo anche se solo per qualche pagina”. Sono, queste, storie e aneddoti che insegnano ad amare o a ripudiare, e ad allontanarsi perlopiù da ciò che addolora, con lo stile incisivo e spietato che ha Ovejero di incastrare tra loro le parole. E questo, al tempo stesso, diventa memoria. “Non bisogna affezionarsi a nessuno” è la frase esprime sin da subito la paura del legame, che è qui visto come sofferenza, perché ogni affetto porta con sé la possibilità della perdita e, inevitabilmente, del dolore.
La narrazione frammentata si sviluppa tra episodi pieni di amarezza e ironia. Ci sono i racconti della vita tra i compagni di scuola, i rapporti con gli altri e le dinamiche all’interno della famiglia stessa, dove non mancano rancori, incomprensioni o suicidi raccontati con nostalgia e amarezza. Tutto il percorso narrativo si apre simbolicamente con un episodio violento e si chiude con una morte significativa, delineando un ciclo che è al tempo stesso familiare ed esistenziale. Tra questi estremi si susseguono momenti tragici e altri più sottilmente ironici, a dimostrazione di come la vita sia fatta di continui contrasti.
José Ovejero riesce a inquietare e a far riflettere, portando il lettore a confrontarsi con aspetti della realtà che spesso si preferisce ignorare. Le sue parole si insinuano profondamente nell’animo, dando voce a ciò che avremmo voluto dimenticare e costringendoci a guardare più da vicino quelle verità scomode che, nella vita quotidiana, tendiamo a evitare. È proprio in questa capacità di scavare nel disagio umano che il libro lascia un segno duraturo, continuando a farci riflettere anche dopo aver girato l’ultima pagina.
Marianna Zito








