Living In Between, il nuovo singolo Daniele, tra influenze internazionali e una rinnovata identità sonora

Dopo un periodo lontano dai riflettori, Daniele torna a farsi sentire con Living In Between, brano che inaugura una nuova fase del suo percorso musicale. Un brano che racchiude esperienze, cambiamenti e collaborazioni importanti, come quella con la produttrice Amira. In questa intervista ci racconta il suo ritorno, il viaggio artistico che lo ha portato fin qui e il significato di questo nuovo inizio.
La formazione al Berklee College of Music di Boston è un punto importante della tua storia: è un’esperienza che ti senti di consigliare?
Studiare a Berklee è stata la realizzazione di un sogno enorme, resa possibile dopo aver vinto una borsa di studio e grazie al sostegno della mia famiglia, che mi ha permesso di trasferirmi a Boston. Qui ho incontrato musicisti straordinari, tra cui la mia amica e produttrice Amira, e ho avuto l’opportunità di collaborare con mentori che hanno segnato profondamente il mio percorso, come Donna McElroy, Omar Thomas e Dennis Montgomery III, presenti anche nel mio primo album. Gli insegnanti del college offrono un supporto umano e artistico raro, capace di aprire grandi possibilità di crescita. Per me è stato un viaggio di trasformazione umana, musicale, emotiva e spirituale.
Quali sono i tuoi riferimenti musicali?
Sono cresciuto con il soul e il rhythm and blues di Aretha Franklin, Otis Redding, Sam Cooke e Stevie Wonder, ma l’artista che ha cambiato radicalmente la mia visione della musica è stato Michael Jackson. Per la ricerca vocale e il cantautorato devo moltissimo a Whitney Houston e Mariah Carey. Grazie ai miei genitori ho sviluppato fin da bambino un amore profondo per i Beatles; con mio fratello ho invece scoperto il rock e il grunge, fino alla luce unica di Jeff Buckley. Amo voci molto diverse tra loro: dal jazz di Chet Baker e Kurt Elling, ad Alanis Morissette e Kurt Cobain, fino a Björk, al belcanto di Joan Sutherland, al gospel contemporaneo di Karen Clark Sheard e alla delicatezza di Billie Eilish. Questo è solo un accenno al vasto universo di artisti che mi ha ispirato.
Sei italiano, ma attualmente abiti e lavori in America: pensi che questo sia un valore aggiunto per un giovane musicista come te?
Vivere e lavorare negli Stati Uniti mi permette di offrire uno sguardo diverso sulla musica e sulla voce, anche grazie alla lingua con cui sono cresciuto e alla formazione umanistica che ha influenzato il mio modo di pensare. Rimango una persona molto riflessiva e analitica, ma nei testi in inglese cerco una sintesi più libera ed essenziale dei messaggi che voglio condividere. Mi piacerebbe scrivere anche in italiano, ma non sono cresciuto con i cantautori del mio Paese, che ho scoperto solo più tardi rispetto ai riferimenti musicali della mia infanzia.
“Living in Between” è prodotto da Amira: che cosa ti ha spinto a scegliere lei come produttrice per il tuo nuovo singolo?
Amira è una musicista e cantautrice straordinaria, che ho ammirato fin dal nostro primo incontro a Berklee. La nostra amicizia è stata un dono fondamentale e mi ha aiutato a dare forma a un periodo di profonda trasformazione emotiva iniziato con la pandemia. Il suo modo di ascoltare la mia voce è fatto di cura e protezione, ma anche di una spinta costante a superare i miei limiti, soprattutto nella costruzione degli arrangiamenti vocali. Grazie alla sua produzione ho iniziato a riconoscere con chiarezza il mio sound, che unisce la natura viva del mio canto all’elettronica, coinvolgendo anche il chitarrista Stefano Di Blasio. È stato, a tutti gli effetti, un nuovo inizio.
Il brano è accompagnato da un videoclip realizzato da Francesco Quadrelli, con la direzione artistica del fotografo William Petriccioli: come è nata l’idea da cui si è sviluppato il video?
L’idea di girare sott’acqua nasce dal mio rapporto profondo con questo elemento, riscoperto negli ultimi anni anche attraverso il nuoto. In acqua la percezione del mio corpo è libera, e simbolicamente rappresenta per me un luogo di riposo, di ricerca e di rinascita. Questa esperienza ha influenzato anche il mio approccio vocale, facendomi immaginare nuove stratificazioni di voci e atmosfere sonore. Francesco Quadrelli ha saputo trasformare questa visione in immagini con grande sensibilità, mentre il lavoro di ricerca e fotografia di William Petriccioli è stato fondamentale, dalla sperimentazione subacquea fino alla scelta della location naturale della Lecciona, in Toscana. Girare il video insieme è stata un’esperienza intensa e bellissima.
Descriviti con tre aggettivi.
Sognatore, emotivo, spirituale.
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