L’immaginario naturale degli ZURARA nel loro primo singolo “Lichen”

Oggi, 5 dicembre, esce “Lichen”, il singolo di debutto dei ZURARA, una formazione post-rock nata nel 2024 e composta da Giuseppe Antonino Sileci (voce, chitarra), Sergio Sannasardo (chitarra), Giusto Correnti (batteria), Salvo Di Giunta (sintetizzatori) e Carmelo Bellini (basso). Il brano fa da apripista al primo disco, POSTLUCE, che verrà pubblicato a marzo 2026. Li abbiamo incontrati per saperne di più sul brano appena uscito, e non solo.
“Lichen” sembra un brano che cresce come un organismo vivo. Qual è stata la scintilla creativa?
“Lichen”, come del resto tutto l’album POSTLUCE che uscirà a marzo, è come un organismo vivente che nasce come un impeto travolgente in prima battuta. Viene successivamente portato quasi all’esasperazione per poi modularlo in base al respiro che nel corso del tempo ha richiesto il brano stesso. Anche in questo processo il nostro produttore artistico Gioele Valenti (JuJu, Herself) è stato di primaria importanza.
In che modo l’immaginario naturale entra nella vostra musica?
L’immaginario naturale è insito in noi in quanto cresciuti nelle atmosfere di provincia. La prima stesura di “Lichen” è avvenuta nei paesaggi incontaminati dell’alto lago di Como, per prendere la forma definitiva nell’entro terra siculo, paesaggio a noi caro che abbiamo immagazzinato nell’arco della nostra vita. Più che i paesaggi però, a fare da matrice per la creazione del brano, sono le atmosfere notturne ad esso legate.
Il brano ha una struttura molto particolare: fluttua, si espande, poi si ritrae. Era previsto o è nato in studio?
“Lichen” è un brano che si è evoluto nel tempo. Nato nel lago di Como per mano di Giuseppe con voce e chitarra, viene successivamente analizzato con nuovi intrecci insieme a Sergio, per poi prendere forma definitiva in sala prove dove ogni membro ha apportato il proprio contributo creativo.
Che cosa sperate che rimanga all’ascoltatore?
Speriamo rimanga la consapevolezza che ancora esiste la musica fatta per non soddisfare qualche algoritmo o logica di mercato. Speriamo rimanga quindi la visione di una musica fatta solo ed esclusivamente per esigenza artistica e che questo processo ritorni al vertice per chi intende approcciarsi ad ogni forma d’arte.
“Lichen” ha un sound densissimo ma allo stesso tempo arioso. Come avete lavorato sull’equilibrio tra pieni e vuoi?
Crediamo che il brano stesso abbia richiesto necessità di muscolo o aria. È stato un viscerale processo di decostruzione che ci ha portato prima a mettere e poi a togliere, per giungere a quello che per noi è stato il giusto equilibrio tra le parti. È la scansione del tempo a dettarci le ritmiche giuste al momento giusto. Per arrivare a questo è stata necessaria molta dedizione.
Il post-rock è spesso un’etichetta che vi attribuiscono, ma sembra sempre stare un po’ stretta. È così?
Sicuramente la matrice è la propensione e l’atteggiamento ad essere rock, poi la musica viene in modo naturale e spontanea; la chiamino pure alternative, post, hard, soft, questi sembrano etichette di sottogeneri porno. Noi cinque abbiamo origini musicali differenti che si sono convogliate in questo progetto, questo per noi è un punto di forza.
Quali saranno i prossimi passi? Cosa dobbiamo aspettarci?
A gennaio uscirà il video di “Lichen” e come già detto, a marzo uscirà l’intero album POSTLUCE di cui “Lichen” fa parte. Poi non vediamo l’ora di passare all’azione e suonare live, poiché lo riteniamo l’unico mezzo valido per far conoscere la nostra musica.
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