Le Tartuffe: un miraggio contemporaneo tra farsa e oscurità

Nel panorama teatrale italiano, misurarsi con i grandi classici del teatro francese della corte di Luigi XIV, il Re Sole, richiede una buona di dose coraggio poiché in qualche modo va a tradirne la drammaturgia del commediografo d’oltralpe per ritrovarne uno spirito nuovo. È esattamente ciò che accade in questa vibrante produzione firmata da un imponente collettivo composto da Elsinor, Solares, Teatri di Bari, Tradizione e Turismo e Viola Produzioni, dove il “Tartufo” di Molière rinasce sotto la direzione e la rielaborazione drammaturgica del regista Michele Sinisi.
Lo spettacolo ruota attorno a un interrogativo che scuote il pubblico sin dalla prima scena: chi è davvero il Tartufo? Un truffatore, un attore mancato, un politico scaltro, o un prete spinto da un fervore ambiguo? Il regista non sceglie una risposta univoca, ma lascia che il protagonista agisca come un reagente chimico. Il suo ingresso, che avviene a spettacolo inoltrato, è un’apparizione che gela il ritmo frenetico impresso alla famiglia di Orgone
Una drammaturgia rimasticata con grande sapienza che tra le pieghe del testo seicentesco viene rivissuto e contaminato. La parola di Molière non viene declamata, ma vissuta: perde quella coltre di polvere accumulata nel tempo per acquisire una freschezza quasi brutale. I costumi di Cloe Tommasin contribuiscono a questo cortocircuito temporale, culminando nell’apparizione simbolica del Re Sole ideato da Daniela De Blasio), figura che garantisce un lieto fine dal sapore decisamente amaro e politico. Mise en scène che sicuramente il Re sole nella sua maestosità avrebbe sicuramente apprezzato.
Il cast, composto da Stefano Braschi, Sara Drago, Donato Paternoster, Bianca Ponzio, Bruno Ricci, Giulia Rossoni, Lorenzo Terenzi, Adele Tirante e Angelo Tronca, abita lo spazio con una fisicità nervosa. Il disegno luci, curato dallo stesso Sinisi insieme a Federico Biancalani, sottolinea il lato oscuro di questa commedia, ricordandoci che Tartufo non è solo un personaggio storico, ma l’essenza “ultima e malata” del male che attraversa le epoche. Lo spettacolo è andato in scena sabato 10 e domenica 11 al Teatro Kismet di Bari.
Un’opera che non si accontenta della risata facile, sebbene le sfumature farsesche siano presenti e trascinanti, sotto la pelle dello spettacolo scorre un’inquietudine viscerale e profonda. Una prova di teatro contemporaneo che onora Molière facendolo parlare alla nostra coscienza attuale.
Lucia Amoruso
Fotografia Marcella Foccardi








