“L’attentato” di Harald Gilbers: il commissario Oppenheimer tra il Mossad e gli ex nazisti

Esiste un modo per rimediare a un passato imperdonabile? È possibile riprendere a vivere senza rancore, senza per questo dimenticare?
La Germania del dopoguerra è divisa e ferita, soprattutto a Berlino, dove le macerie sono ancora presenti in diversi punti della città. Tuttavia, a quasi otto anni di distanza dalla fine del conflitto, la ripresa è finalmente palpabile, non ci sono più problemi di approvvigionamenti e la popolazione si sta finalmente risollevando, nonostante l’aspra divisione tra est e ovest. Ciò non toglie che sono ancora molte le questioni spinose da affrontare, tra le quali, a livello politico, il ripristino dei rapporti con Israele. A tal proposito, il cancelliere tedesco Konrad Adenauer si sta adoperando per stipulare un accordo di risarcimento con il capo di stato israeliano dopo la strage compiuta dal partito nazifascista comandato da Hitler. Tale accordo però viene messo a rischio dai radicali israeliani, che sembrano essere stati i mandanti di un pacco bomba con l’obiettivo di uccidere il capo di stato tedesco. L’attentato viene sventato, ma, dopo alcune approfondite indagini, viene appurato che il pericolo è ancora ben presente.
Il Mossad, servizio segreto israeliano, e l’organizzazione Gehlen, dedita allo spionaggio, con a capo un ex militare delle SS, accettano di collaborare per indagare ulteriormente su quanto accaduto e sventare un possibile nuovo attentato, ma per operare senza pregiudizi decidono di coinvolgere un membro esterno, il commissario Oppenheimer, che, essendo ebreo, è l’intermediario perfetto per l’operazione.
Questa è la premessa del nuovo avvincente romanzo di Harald Gilbers, “L’attentato – Il commissario Oppenheimer tra il Mossad e gli ex nazisti” (Emons, 2026, pp. 416, euro 17,50), il nono della serie che vede come protagonista il commissario Oppenheimer. Mescolando abilmente fatti storici reali ed elementi di fiction, Gilbers, ancora una volta, costruisce una trama appassionante, che avvicina il lettore a un’altra parte di storia della Germania attraverso gli occhi del commissario Richard Oppenheimer della polizia di Berlino, ebreo sposato a una donna tedesca, e proprio per questo chiamato in causa in un nuovo caso delicato e molto pericoloso. Il commissario decide di collaborare, mantenendo segreto il suo incarico agli occhi esterni; lascerà temporaneamente Berlino per spostarsi prima a Bonn, la capitale della Germania Federale dove ha sede il palazzo del cancelliere, poi a Monaco, dove è stato sventato l’attentato del pacco bomba, e successivamente in Francia, a Parigi, dove si metterà sulle tracce dell’uomo che sta progettando un nuovo attentato.
La scrittura di Gilbers, abilmente tradotta da Angela Ricci, scorre avida e veloce tra le pagine, che si addentra nella Germania divisa degli anni ‘50 e la Francia, tra nuove amare scoperte e la consapevolezza che rancore, rabbia e vendetta sono fuochi che si annidano nel profondo dell’animo umano, difficili da spegnere una volta accesi.
“Se Adenauer sparisce dal quadro si scatenerà il caos, ne sono sicuro. Ed è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno oggi. Un segnale forte, che dia inizio a un lungo periodo di prova per la Germania Ovest. Solo coì avremo la possibilità di estirpare il nazionalismo dalla società fin dalle radici.”
Richard Oppenheimer comprende in parte le ragioni di chi desidera sventare i negoziati di riappacificazione e il riarmo della Germania, ma non condivide l’azione estrema di un attentato verso il cancelliere tedesco come soluzione salvifica. La sua integrità e il suo senso di giustizia non vengono scalfite, ma basteranno contro coloro che invece desiderano vendetta?
Il nono volume della serie del Commissario Oppenheimer pone diversi interrogativi, non solo su un passato che, anche se lontano, continua a turbare, ma anche sulla responsabilità delle azioni di chi è al potere, sul perdono, sulla vita stessa.
Harald Gilbers ha studiato letteratura inglese e storia moderna contemporanea. Prima di diventare regista teatrale ha lavorato per la televisione. Il primo libro della serie del commissario Oppenheimer, “Berlino 1944” (Emons, 2016) ha vinto il Glauser Preis 2014 mentre il secondo volume “I Figli di Odino” (Emons 2017) ha ottenuto in Francia il Prix Historia 2016. Sono poi seguiti “Atto Finale” (2018), “La lista nera” (2019, qui l’intervista e qui la recensione), “L’inverno della fame” (2020, qui la recensione), “Il ponte aereo per Berlino” (2022, qui la recensione), “Morte sotto le macerie” (2023), “I delitti del Luxor” (2024, qui la recensione).
Roberta Usardi








