L’arte della seduzione, con ironia e libertà al Napoli Burlesque Festival

Al Teatro Bolivar di Napoli il burlesque entra in scena, ti guarda negli occhi e, con una strizzatina, ti costringe a riconsiderare tutto quello che pensavi di sapere su corpi, desiderio e seduzione.
La prima edizione del Napoli Burlesque Festival è andata in scena venerdì 30 e sabato 31 gennaio 2026, co-prodotta da Nu’Tracks e Burlesque Cabaret Napoli, e sono state due serate scintillanti, ammiccanti, ironiche e anche politiche.
Performer arrivati da tutta Europa – Francia, Germania, Olanda, Belgio, Italia, Svezia, Svizzera – si sono sfidati nella prima serata per conquistare il titolo di Primo Monarca del Festival, attraversando stili e linguaggi diversi: dal classic al neo-burlesque, dalla comedy al circus e cabaret, fino al draglesque. Una gara dove la posta in gioco è alta e più sottile: fascino, intelligenza scenica, capacità di raccontarsi e di sedurre (senza mai diventare decorazione).
Il burlesque non è uno spogliarello… È l’arte dell’attesa. L’eccitazione nasce nel tempo sospeso, nel dettaglio curato, nella scelta precisa di quando mostrarsi e quando no. Gli artisti sul palco guidano lo sguardo, lo provocano. Sono i soggetti attivi della scena, padroni della propria immagine e della propria sessualità (ed è qui che lo spettacolo diventa dichiaratamente politico).
Il Napoli Burlesque Festival ha messo al centro una body positivity reale, in corpi giovani e maturi, magri, prosperosi, ambigui, fluidi. Tutti legittimi e soprattutto desiderabili, artisti di una seduzione che si sprigiona dal carisma, dalla genialità, dall’ironia. Una sessualità queer, aperta, giocosa, libera da ruoli fissi. E proprio per questo profondamente sovversiva.
Indimenticabile, in questo senso, la performance della ballerina-cantante che ha reinterpretato Déshabille-moi nei panni di un garçon francese. Lei non si spoglia, ma sfida il pubblico (lo sguardo) a spogliarla. Camicia, gilet, pantaloni maschili, un’intimità sobria e orgogliosamente non levigata. Una femminilità che non è oggetto, dell’uomo o del consumismo, ma è padrona della propria sessualità.
Una costellazione di performance diversissime tra loro: dalle più provocatorie (nell’erotismo o capaci di spingersi fino al dolore rituale del fachirismo), a quelle più delicate e poeticamente sospese, fino a momenti irresistibilmente esilaranti, come Chantal che canta le sorti del Titanic sulle note struggenti di Céline Dion, trasformando la tragedia in puro cabaret.
La qualità artistica è stata altissima: musica scelta con intelligenza, costumi curatissimi, numeri di danza e canto costruiti con precisione e immaginazione. Una giuria tutta al femminile, numerosi premi e inviti ad altri festival italiani hanno confermato la solidità di una rete culturale viva e in crescita. A tenere le fila delle serate, con ritmo e autoironia, due presentatori impeccabili: Fanny D’Amour e Marlon Dietrich, capaci di essere eleganti senza prendersi troppo sul serio.
Il Napoli Burlesque Festival diverte ed emoziona mentre scardina stereotipi e libera il desiderio dagli schemi, ovviamente tra paillettes e una sana dose di malizia.
L’arte del burlesque nasce nell’Inghilterra dell’età vittoriana, a partire dagli anni Quaranta dell’Ottocento, come forma teatrale apertamente satirica, era una caricatura delle opere “serie”, di cui prendeva soggetti e codici per rovesciarli parodisticamente con il gusto per l’eccesso. Nei teatri vittoriani era conosciuto anche come extravaganza, proprio per la sua capacità di sovvertire le regole attraverso il travestimento e la dissacrazione. Il Napoli Burlesque Festival si inserisce consapevolmente in questa tradizione, recuperandone lo spirito originario di irriverenza e libertà, mostrando che il burlesque è un linguaggio vivo, capace di dialogare con il presente e di reinventarsi , in continuità con le proprie radici teatrali e politiche.
In questo senso, il festival celebra ciò che il burlesque continua a rappresentare: uno spazio di sperimentazione, di critica, di piacere intelligente. E poi Napoli, con la sua vocazione al teatro popolare, alla parodia e al rovesciamento dei ruoli… sembra il luogo ideale per accogliere un burlesque fedele alla sua natura più autentica di disturbatore, e attraverso la seduzione, eccitare e far pensare.
Brigida Orria








