“L’angelo del focolare”: la violenza domestica che non trova pace nel nuovo spettacolo di Emma Dante

Fino al 30 novembre è in scena in prima assoluta al Piccolo Teatro Grassi di Milano “L’angelo del focolare”, il nuovo spettacolo di Emma Dante.
Già dal titolo si può intuire che si tratta di un ritratto di famiglia, ma tutt’altro che tranquillo. La scena si apre con una donna stesa a terra, visibilmente ferita alla testa, probabilmente morta. Accanto a lei una poltrona, sulla quale prende posto un’altra donna, che inizia a parlare velocemente prima in modo vivace, per poi piano piano disperarsi e piangere sgranando un rosario. Poco dopo entrano in scena due uomini, che danno forma alla loro casa. Entrambi non si curano che ci sia una donna stesa a terra, semplicemente la esortano a rialzarsi, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
E lei si rialza, così com’è, con la sua ferita e il sangue che le cola sulla faccia, e torna come se niente fosse alle sue attività quotidiane di una mattina qualsiasi, sopportando il marito dall’atteggiamento arrogante, e tentando invano di scuotere il figlio dalla sua insofferenza. La suocera, invece, resta ad osservare, senza prendere le parti di nessuno, nonostante sia palese che all’interno del focolare domestico divampino fiammate pericolose.
“Il mondo è una giungla e tu devi essere un leone.”
Emma Dante ci offre lo stralcio di vita di una famiglia turbata, in cui emerge forte la componente maschilista nella figura del padre (Ivano Picciallo), specialmente quando vuole insegnare al figlio (David Leone) le tecniche di seduzione; verso la moglie ha sempre un atteggiamento ostile e non perde occasione per aggredirla verbalmente o, all’estremo, fisicamente. Invece, dalle figure femminili emerge una forte solitudine: la madre (Leonarda Saffi) non viene mai appoggiata dalla suocera e non riesce a prevalere sul marito; poi a suocera (Giuditta Perriera) che funge da mera spettatrice al lato della scena, senza immischiarsi troppo nelle fiamme ardenti di quel focolare, se non per andare in aiuto al figlio e al nipote.
In poco più di un’ora si assiste a una vicenda tragica, ma condita a tratti di ironia, perché pur essendo testimoni dei conflitti creati dalle relazioni disfunzionali esiste pur sempre un vago barlume di salvezza, data da quei pochi e risicati momenti di gioia a cui la protagonista si aggrappa, anche se sono troppo tenui per poterle permettere di cambiare.
I quattro fantastici attori in scena hanno trasmesso perfettamente la potenza del testo, che insieme alle scene, ai costumi e alla regia di Emma Dante sono un magnifico tutt’uno che si spiega armonicamente fino alla fine. Non ci sono vie di scampo, solo la certezza che troppo spesso la realtà non viene vista, o forse si fa finta di non vederla.
Uno spettacolo magnifico, da vedere, perché tocca nel profondo nel rappresentare delle vicende che non dovrebbero mai verificarsi.
Roberta Usardi
Foto di Masiar Pasquali








