“L’angelo del focolare” di Emma Dante – ritratto di una famiglia infuocata

Fino al 14 dicembre è in scena al San Ferdinando di Napoli “L’angelo del focolare”, il nuovo spettacolo di Emma Dante.
La scena si apre con un corpo di donna steso a terra, ferita, forse morta. I personaggi che entrano in scena un po’ piangono la defunta, un po’ la ignorano, tanto che poi essa si rialza e riprende la sua normalità con la testa sanguinante.
Emma Dante ci offre lo stralcio di vita di una famiglia “disfunzionale”, come si usa dire oggi prendendo a prestito il linguaggio psicologico divulgativo. Una famiglia in cui vediamo il forte stampo patriarcale nelle sue diverse facce, negli uomini e nelle donne, tra loro complementari. Con maggiore o minore consapevolezza, ognuno riproduce il proprio ruolo sociale, aderisce alle aspettative di supremazia e sottomissione. Ci si scambia violenza fisica e verbale, tra uomini e donne e viceversa, così come gli uomini tra loro, e le donne tra loro. La grammatica della sopraffazione appartiene agli uni come agli altri, ognuno appena trova uno spazio di potere la agisce. Il padre (Ivano Picciallo) maltratta la moglie (Leonarda Saffi), la moglie morde il marito e lo umilia, la suocera (Giuditta Perriera) sbraita contro la nuora, e via dicendo… Usano gli stessi schemi, giocano con le stesse regole. La differenza sta nella forza fisica, e quando il confronto esplode la legge del più forte rimette tutto al proprio posto. Il dominio maschile resta intatto, perché la forza dell’uomo chiude sempre la partita. Non c’è scampo dal gioco del patriarcato finché si starà alle sue regole, finché non si romperà il cerchio da qualche parte.
C’è un figlio (David Leone) anch’esso disfunzionale, un NEET, non studia e non cerca lavoro, odia se stesso e il suo disadattamento al mondo. Che sia lui l’angelo del focolare? La vittima senza colpe. In fondo, sembra la ragione che ha unito e tiene ancora insieme la coppia. La narrazione va oltre un singolo fatto di cronaca, per entrare dentro un quotidiano dove la violenza, il femminicidio, diventano «ordinari», espressione di una visione culturale. Il femminicidio si radica anche in questo terreno, una donna viene uccisa perché si considera inferiore, la sua presenza nel mondo è messa in secondo piano. Il femminicidio è l’atto finale di un pensiero collettivo.
Emma Dante fa una forzatura nel rappresentare le dinamiche di violenza inscenando una storia claustrofobica, ambientata in una sola stanza, raccontando di una famiglia di ceto basso, economicamente svantaggiata (vivono della pensione della suocera), culturalmente deprivata (parlano solo dialetto). Una lente stretta che rischia di far pensare la violenza di genere come materia da marginalità. Ma il patriarcato non abita solo le case fragili. È trasversale, pervasivo, radicato in ogni strato sociale ed economico. Le sue dinamiche scorrono nei rapporti di lavoro, nelle istituzioni, nelle scuole, nelle case di ogni livello. Lo spettacolo mostra un frammento di un sistema molto più grande.
Un dramma molto accattivante, dal grande ritmo, e che solleva un tema su cui non possiamo smettere di riflettere e puntare gli occhi. Un affresco duro, che mostra come la violenza sia un codice culturale condiviso, non un incidente.
Brigida Orria
Fotografia di Masiar Pasquali
L’ANGELO DEL FOCOLARE
testo e regia Emma Dante
con David Leone, Giuditta Perriera, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi
scene e costumi Emma Dante
luci Cristian Zucaro
Inviato da iPhone







