“L’Analfabeta” di Agota Kristòf: il progetto di Fanny e Alexander con la strepitosa Federica Fracassi al Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto

“Scrivo perché non posso fare a meno di scrivere.”
Agota Kristof – L’analfabeta
In “L’analfabeta”, Fanny & Alexander costruiscono un dispositivo scenico essenziale e insieme densissimo, che affida alla voce e al corpo di una strepitosa Federica Fracassi il compito di attraversare con la sua voce una materia incandescente: la memoria, l’esilio, la frattura tra lingua e identità. Lo spettacolo non si limita a raccontare una storia, ma interroga il senso stesso della parola, mettendone in crisi l’apparente trasparenza.
La regia riflette una poetica coerente, riconoscibile perché da sempre attenta alla relazione tra testo, suono e dispositivo scenico. E così in “L’analfabeta” il lavoro sulla drammaturgia non si focalizza sulla linearità narrativa quanto piuttosto sulla creazione di un’esperienza percettiva, in cui lo spettatore viene chiamato a confrontarsi con la sensazione di spaesamento linguistico e identitario della protagonista. Siamo, così come lei, avvolti e sommersi dai suoni, dal ticchettio degli orologi, dal frastuono della guerra, dalla tempesta di pensieri che Agota Kristof annota a matita su un semplice foglio traducendola a suo modo nella lingua del posto: una lingua ignota, nemica, una lingua che non conosce ma che in qualche modo le consente di esprimere ciò che preme dentro e che può anche uccidere.
Il teatro si fa luogo di interrogazione, più che di risposta. La scena è spazio rarefatto, in cui la parola è protagonista assoluta: parola detta, spezzata, ripetuta, talvolta trattenuta. È una parola che porta con sé il peso di una perdita originaria, quella della lingua madre, e che diventa luogo di resistenza e ricostruzione del sé. L’“analfabetismo” che il titolo evoca non è una condizione, ma una ferita simbolica: l’impossibilità di abitare pienamente una lingua, e quindi un mondo.
Federica Fracassi, come detto strepitosa in questa sua interpretazione, offre una prova di straordinaria precisione e toccante intensità. Il suo lavoro non è mai illustrativo: la voce scava ed è come se fosse attraversata da forze contrastanti che configgono tra loro fino ad annullarsi, a renderla quasi un’apolide della parola. L’attrice non interpreta semplicemente il testo, lo attraversa. La sua presenza è tesa, trattenuta, in bilico tra controllo e abbandono. La voce diventa materia fisica, capace di incidere lo spazio guidando lo spettatore attraverso un territorio instabile in cui ogni variazione timbrica, ogni pausa diventa significativa, contribuendo a creare un ritmo interno che tiene lo spettatore in uno stato di costante attenzione.
Tutto il lavoro sulle immagini e sul suono mira ad esaltare la struttura testuale e non risulta mai gratuito o decorativo, quanto invece funzionale a un’indagine profonda sull’identità e sulla memoria. Il teatro si fa così luogo di ascolto radicale, in cui lo spettatore è chiamato non tanto a comprendere quanto a condividere, come detto all’inizio, un’esperienza di partecipe spaesamento.
“L’analfabeta” è uno spettacolo che chiede allo spettatore ascolto e disponibilità a condividere con la protagonista e con la storia una risonanza emotiva e intellettuale: un lavoro che ti resta addosso come una cicatrice.
Come una lingua imparata a fatica ma ormai impossibile da dimenticare; come qualcosa di cui non si può fare a meno.
A. B.
Fotografia di Masiar Pasquali
L’Analfabeta
di Agota Kristof
Un progetto di Fanny & Alexander con Federica Fracassi
Regia scene e luci: Luigi Noah De Angelis
8-9 gennaio 2026, Teatro Concordia, San Benedetto del Tronto








