L’Aida di Verdi sotto il cielo di Roma

“Aida” di Giuseppe Verdi torna a propagarsi nell’atmosfera romana e lo fa in uno dei luoghi più suggestivi e significativi, il Circo Massimo. È qui che il Teatro dell’Opera di Roma chiude la sua stagione estiva 2026, trasformando uno spazio archeologico millenario in un palcoscenico contemporaneo capace di avvolgere gli spettatori di incanto, sotto un tiepido cielo notturno estivo.
Il capolavoro verdiano in quattro atti, in scena dal 12 al 28 luglio, con il libretto di Antonio Ghislanzoni, rappresenta una pietra miliare del cartellone estivo, trasferito quest’anno eccezionalmente al Circo Massimo. Un cambio di scenario che amplifica la monumentalità dell’opera e ne esalta la dimensione spettacolare, in un dialogo continuo tra storia antica e musica, dialogo a cui Roma lascia sempre un ampio spazio, con tanto da dire, cantare e sussurrare. Sul podio dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma sale il M° Daniele Callegari, che dalla buca dirige magistralmente il dramma. È da lì che si innalzano la sinfonia e il coro preparato da M° Ciro Visco, che ci trasportano dai momenti più solenni, come la tanto attesa e amata “Marcia Trionfale”, a quelli più intimi e tragici, dove la grandezza lascia spazio alla fragilità umana.
La regia e i maestosi movimenti coreografici sono affidata a Davide Livermore, le scene a Giò Forma, e ritornano allo spettatore attraverso la versione cinematografica – creata nel 2023 – del bianco e nero, con due grandi schermi posti ai lati del palcoscenico, a richiamare, insieme ai costumi di Gianluca Falaschi, gli habillement e sinuosità nei movimenti degli indimenticabili anni Venti. Una creazione visionaria e fortemente evocativa, su un palcoscenico sempre in movimento che lascia il numeroso pubblico con il fiato sospeso, sempre attento a non perdere né un gesto né una parola.
Il cast riunisce alcune delle voci più importanti del panorama lirico internazionale. Nella serata finale del 28 luglio, il ruolo della protagonista “bianca” è della soprano russa Elena Stikhina, mentre Amneris vede in scena una superlativa Valentina Pernozzoli. Radamès prende voce nell’interpretazione di Ivan Magrì, la cui “Celeste Aida” non si limita a colpire, ma si insinua e avvolge, affondando lenta in un turbinio di emozioni vibranti che sfumano tra desiderio e nostalgia. Amonasro prende vita grazie a Ernesto Petti, mentre Alex Esposito è Ramfis. Grande elogio va a tutti i cantanti, che ben si destreggiano nei pesanti e monumentali costumi, in un’estate tutt’altro che leggera e arieggiata. Un sacrificio non indifferente, per permettere al pubblico di godere delle note di questa grande opera.
Ma al di là della grandiosità scenica, “un pezzo di deserto di sabbia nera da cui erge un grande monolito” atto a riprodurre immagini, e della potenza musicale, “Aida” continua a parlare un linguaggio profondamente fragile e umano. Dietro il racconto di guerra e potere, si nasconde infatti una storia intima e universale, quella dell’amore impossibile tra Aida e Radamés, capace di attraversare confini, identità e appartenenze. È il dramma di due anime che si scelgono nonostante tutto, fino all’epilogo estremo e tragico che le unisce per sempre, in un cammino di ombre verso la luce. È una storia, oltre che d’amore, di grande coraggio.
In questo allestimento, la dimensione emotiva si intreccia con quella simbolica. La guerra diventa metafora delle divisioni, mentre l’amore si fa richiesta, resistenza, atto di fragilità e insieme di forza. Il risultato è un’opera che non smette di interrogare il presente, restando sospesa tra spettacolo e introspezione. Il Circo Massimo, illuminato e vibrante, diventa cassa di risonanza di un racconto che si dilata nello spazio aperto di Roma. Le voci si espandono, i silenzi si fanno più intensi, e ogni scena acquista una dimensione quasi cinematografica. È qui che “Aida” ritrova tutta la sua grandezza, non solo come opera monumentale, ma come esperienza collettiva, capace di unire pubblico e interpreti in un’unica, potente emozione.
“Aida” non è solo uno spettacolo. Aida è guerra, è preghiera d’amore, è simbolo. Ed è proprio con questa immagine che si chiude la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma.
Marianna Zito
Fotografia in copertina di Fabrizio Sansoni (Elena Stikhina-Aida, Ernesto Petti-Amonasro)








