“La tavola del mondo” a cura di Pierre Singaravélou e Sylvain Venayre

Ci siamo mai chiesti come mai alcuni piatti, prodotti o specialità culinarie siano diventati simboli di un popolo o di una nazione?
A partire da questa domanda, il volume “La tavola del mondo” (add editore, pp. 504, euro 22) a cura di Pierre Singaravélou e Sylvain Venayre – nella traduzione di Marco Aime e Magda Redaelli – ci accompagna in un viaggio che inizia nella bottega del droghiere – vetrina di spezie e merci – fino ad arrivare a quelli che oggigiorno sono diventati mito dei nazionalismi alimentari.
Oltre ai cibi e alle bevande, esistono anche quei rituali da associare alle diverse culture, come l’ora del tè inglese o il mate argentino o ancora il consumo di feijoada durante le feste in Brasile, che ha donato anche una connotazione festosa alla stessa parola. Ci sono poi gli sviluppi dei fast food oppure piatti che da popolari diventano nazionali, come ad esempio i fish and chips in Gran Bretagna.
Con lo sviluppo industriale si arriva alla fidelizzazione del marchio o all’efficacia della pubblicità, che diventa la garanzia per ciò che non è più possibile assaggiare prima dell’acquisto e da qui anche la nascita delle perplessità sulle conseguenze che il cibo può avere sulla nostra salute, dall’obesità ai prodotti cancerogeni.
Attraverso un’indagine storica affascinante, i curatori del volume mostrano come la cucina sia diventata nel tempo un potente indicatore identitario, alimentato da leggende, invenzioni “nazionali” – dalla pizza Margherita al ramen – e persino da conflitti geopolitici, pensiamo ad esempio alla “guerra dell’hummus”.
L’insieme di brevi testi, firmati da autori differenti, esplora tantissimi alimenti, ingredienti e preparazioni diverse, nonché le origini dei nomi o delle preparazioni di determinati piatti, come ad esempio la carne alla griglia o il latte condensato dolce oppure il commercio dell’olio di palma sulle coste africane o, ancora, impareremo da dove deriva e come è composta la dafina…
Cosa sapete sull’importazione ed esportazione del caviale? Che ne pensate delle varianti del guacamole? Che ruolo ha il rum tra gli afrocaraibici? Hummus, poke, vodka, pizza, sardine sott’olio…. qui trovate tutto ciò che desiderate bere o mangiare. Cameriere? Stasera, insieme al caviale… champagne!
Il libro si rivela così un manifesto contro ogni fondamentalismo gastronomico, ricordandoci che dietro a ogni sapore si cela una storia fatta di scambi, contaminazioni e globalizzazione.
Marianna Zito








