“La stanza bianca” di Lucio Besana: un horror che scava nel profondo

Ogni paese ha una sua storia, così come i suoi casi di cronaca. Vale anche per la piccola cittadina (immaginaria) di Bonello, che tra le proprie tragedie annovera quanto successo a casa Barri. Era la notte del 23 novembre e Maddalena Barri ha ucciso con una pistola i figli, il marito e i genitori prima di togliersi la vita. Abitavano in una villetta facente parte di un complesso di recente costruzione, chiamato “le Sette Sorelle” perché composto da villette tutte uguali. Sono passati cinque anni da allora, e Bonello non sa che la sua fine sta arrivando. Casa Barri è rimasta senza inquilini, e poche persone si ricordano di Maddalena, anche se quanto avvenuto non è andato dimenticato.
Questa è solo un breve accenno del nuovo potente romanzo di Lucio Besana, dal titolo “La stanza bianca” (Zona 42, 2026, Collana Caronte, pp. 428, euro 18,90), un horror che mette subito le carte in tavola, divertendosi a raccontare gradualmente la disfatta di un tranquillo paese in cui tutti conoscono tutti, senza risparmiare scene raccapriccianti, immagini atroci, e incubi diventati realtà. Cosa è successo a Bonello esattamente cinque anni dopo la strage di casa Barri? Perché è stata “cancellata”?
L’autore descrive con cura i bonellesi, gente semplice e dedita a una vita tranquilla, ma di certo non priva di tormenti e oscuri segreti. Come Edoardo Fanelli, il fornaio, che dopo aver aggredito la moglie, viene ricoverato come paziente psichiatrico. Poco dopo il suo rientro in paese, proprio nel giorno in cui Emma, agente immobiliare, si reca da lui per vedere la casa prima di venderla, verrà colto da un istinto irrefrenabile di distruzione, e questo scatenerà a poco a poco un’incomprensibile alternarsi di disgrazie. Lui per primo verrà attirato da un corridoio bianco, apertosi all’improvviso attraverso le ante dell’armadio nella sua vecchia stanza… e come lui, poi, tanti altri, verranno attirati, in modi diversi, da una luce bianca, e poi trasformati, soggiogati…
La stanza bianca del titolo è un ambiente che rappresenta, in contrasto con il suo colore di luce, l’estrema oscurità, un luogo non definito, in cui la realtà è distorta e flessibile, e chiunque vi entri è quasi sempre condannato a una fine brutale. Tuttavia, esistono modi per sopravvivere e uscirne, e ne sono esempio alcuni abitanti, che per puro caso sono riusciti a uscirne. Ma cosa sta succedendo, e soprattutto perché? Attraverso le vicende, presenti e passate, degli abitanti di Bonello sia condannati che sopravvissuti, Lucio Besana conduce il lettore in angoli profondi e nascosti dell’animo umano, quelli in cui si custodiscono i segreti più intimi, giacciono rancori sopiti e rabbia mai espressa. L’inevitabile fine di Bonello è un dato di fatto, ma il come avviene è il vero viaggio, spesso di sola andata, e i pochi che potranno raccontarlo non saranno più gli stessi.
“La stanza bianca” è un horror profondo e crudele, che prende spunto da eventi dolorosi, cercando di indagarli fino in fondo, senza addolcire nulla e senza trarne alcuna redenzione. I fatti rimangono tali, non vi è pentimento o perdono, se non, a volte, una sottile presa di coscienza, sotto forma di una voce interiore che torna flebile a farsi sentire. Che poi la si ascolti, è un’altra storia. Le pagine scorrono via veloci e la tensione non si smorza mai, fino all’ultima riga. L’essere umano emerge in tutta la sua potenzialità: la capacità di distruzione, l’istinto di sopravvivenza, la rabbia che prende il sopravvento, la spinta a difendersi a ogni costo, il rischio che vince la paura, il sacrificio.
“La stanza bianca” è un luogo che non si dimentica, e da cui non tutti vogliono essere salvati.
L’autore
Vincitore dei premi Solinas e Hypnos, Lucio Besana si è imposto all’attenzione del pubblico italiano con l’antologia di weird distopico Storie della Serie Cremisi (Edizioni Hypnos) e il folk horror Ombre dei Vivi e dei Morti (Zona 42). Per Sperling & Kupfer ha pubblicato il romanzo L’innocenza del buio, da un’idea di Roberto De Feo. Per il cinema ha sceneggiato i film dell’orrore A Classic Horror Story e The Nest. Insegna sceneggiatura alla Scuola Holden e alla scuola di cinema “Luchino Visconti” di Milano. Vive a Strasburgo con la sua compagna.
Roberta Usardi








