“La notte dei mille inferi” di Intan Paramaditha: una famiglia che gradualmente va in frantumi

L’Indonesia è il paese con la più grande popolazione musulmana al mondo, e ufficialmente annovera sei religioni: islam (prevalenza sunnita), protestantesimo, cattolicesimo, induismo, buddhismo e confucianesimo.
Questa premessa è necessaria per comprendere meglio gli eventi narrati nello splendido romanzo “La notte dei mille inferi” (add editore, 2026, pp. 448, Euro 22) di Intan Paramaditha, ispirato a un fatto realmente accaduto.
Indonesia. È il 13 maggio 2018 quando Mutiara scopre dalla televisione che sua sorella minore Annisa, si è fatta esplodere, con la figlia in braccio, in un attentato terroristico vicino a una chiesa di Kotawijaya. Una notizia choc a cui Mutiara non vuole credere, ma con cui invece dovrà fare i conti, affrontando una realtà che non riesce a comprendere. Annisa non ha mai accennato a voler compiere un simile gesto, e questo rende la vicenda ancora più insensata. Anche l’altra sorella Maya, che vive a New York, rimane senza parole nell’apprendere quanto è successo. Da quel tragico momento le due sorelle tentano di capire, ognuna a suo modo, come sia potuto succedere. Tornando indietro con la mente ai tempi dell’infanzia, entrambe ripercorreranno i momenti passati insieme a casa della nonna Victoria, e quando lei, in ospedale, pensando di essere in punto di morte, ha assegnato a loro dei ruoli ben definiti: Mutiara la custode, Maya la viandante, Annisa la sposa.
“Non ero la figlia di mia madre e di mio padre. Ero l’erede di mia nonna, la donna tigre. Quando eravamo bambine, Victoria aveva predetto i nostro destino come se avesse scagliato una lancia verso tre punti cardinali, tre sorelle, tre destini. La custode, la viandante e la sposa.”
Alternandosi come voci narranti, Mutiara e Maya ricordano Annisa, la figlia più bella, la più amata dal loro padre e l’unica, tra di loro, a essersi sposata. Mutiara, nel suo ruolo di custode della famiglia, è rimasta sempre accanto ai genitori, assistendo prima sua madre e poi suo padre. Maya invece, da brava viandante, se n’è andata via, in giro per il mondo, fuggendo dalla vita famigliare che le stava troppo stretta, fino ad approdare a New York grazie a una borsa di studio. Nella narrazione si trovano anche le parole di Annisa attraverso le pagine del suo diario, ma è davvero tra quelle pagine che si potrà trovare un segno del suo cammino deviato? Oltre alle tre sorelle, nella seconda parte del romanzo entrerà un’altra voce narrante, quella di Rohadi, il figlio della domestica della nonna, che, pur non essendo parte della famiglia, ha perso qualcuno di importante nell’attentato in cui Annisa si è fatta esplodere, e vuole saperne di più.
“Un giorno, sotto il sole implacabile di Jakarta, Rohadi decise di andarsene diventando Rosalinda, perché le rivoluzioni cominciano sempre da una sorellastra brutta.”
Nelle pagine di “La notte dei mille inferi” si snoda la storia di una famiglia che a poco a poco si frantuma. Il tempo in cui, da bambine, Mutiara e Maya hanno pensato di intrappolare Annisa in un pozzo è ormai passato, la gelosia ha lasciato spazio ad altro. La casa della nonna ormai non esiste più, e neanche la kuntilanak* che si aggirava nel cortile.
Intan Paramaditha ha scritto un romanzo potente, che tocca nel profondo, atto a creare anche nel lettore un percorso di introspezione e riflessione insieme alle protagoniste. Il cambio frequente di narratore rende la lettura ancora più intima e trascina ancora di più nella storia. Un elogio alla splendida traduzione di Antonia Soriente e Luigi Sausa che hanno scelto di mantenere invariati i termini islamici e quelli legati al folklore, senza compromettere la comprensione della storia o la fluidità del testo. In fondo al libro viene dato ampio spazio a un glossario con la spiegazione di ogni parola non tradotta.
Perché leggere “La notte dei mille inferi”? Perché, anche se ambientata in una cultura e un Paese molto distante da noi, affronta una tematica importante, e coinvolge in un percorso volto alla ricerca di risposte, o anche solo di un indizio che possa dare un po’ di pace al proprio animo.
Roberta Usardi
* fantasma di una donna morta durante il parto o in modo violento, associato a luoghi liminali, a grida notturne e a una presenza inquietante che incarna paure legate acca maternità, alla morte e alla violenza subita dalle donne.








