“La crescente difficoltà di comunicazione tra le generazioni” – Intervista a Nicola Polizzi, autore di “Qualche volta le nuvole sembrano isole”

Recentemente abbiamo avuto modo di leggere e recensire un romanzo molto interessante, si tratta di “Qualche volta le nuvole sembrano isole” di Nicola Polizzi (qui la nostra recensione). Si tratta di un libro che ci ha tenuti inchiodati fin dalla prima pagina, e che affronta temi che appartengono alla nostra realtà attuale. Per approfondire tali temi e conoscere meglio l’autore, abbiamo deciso di porgli qualche domanda.
Buongiorno Nicola, e benvenuto. Come prima cosa vorrei chiederle: come si è avvicinato alla scrittura? Glielo chiedo soprattutto perché non credo sia così scontato, per chi si laurea e specializza in materie scientifiche, avere anche una vocazione per la letteratura.
Ho sempre nutrito una profonda passione per la lettura, spaziando dai grandi classici della letteratura ai testi più contemporanei. Credo fermamente che la cultura non si limiti a un solo ambito, ma rappresenti un insieme vasto e interconnesso di saperi, esperienze e prospettive che contribuiscono a formare una visione completa e aperta del mondo
Nel 2023 ha pubblicato il suo primo romanzo “Sradicati” e da poco è uscito “Qualche volta le nuvole sembrano isole”; ci potrebbe raccontare la genesi di questa seconda opera? Era già in cantiere durante la promozione di “Sradicati” o l’idea è arrivata dopo?
Dopo aver scritto “Sradicati”, un libro intriso di nostalgia per gli anni Settanta, ho sentito il desiderio di intraprendere un nuovo percorso narrativo. È nata così l’idea di costruire un’opera che fosse un vero e proprio affresco della società contemporanea, capace di restituirne le contraddizioni, le fragilità e i cambiamenti. In particolare, ho voluto esplorare la crescente difficoltà di comunicazione tra le generazioni — un tema che considero centrale nel nostro tempo — e affrontare, con la dovuta delicatezza e sensibilità, il tema complesso e doloroso della violenza di genere, cercando di dar voce a esperienze spesso taciute o fraintese.
“Qualche volta le nuvole sembrano isole” intreccia tante storie, ma la cosa che mi ha colpito è che, più dei fatti in sé, emergono le reazioni e le emozioni nascoste dei personaggi, che in superficie invece non appaiono. Quanto è importante, secondo lei, portare alla luce le proprie emozioni / reazioni e quanto tale azione influirebbe sulla società che sembra invece valorizzare maggiormente una “bella facciata”?
Ritengo fondamentale restituire profondità a un mondo che sembra privilegiare sempre più le apparenze, sacrificando l’autenticità. Viviamo in una società che spesso propone alle giovani generazioni modelli fuorvianti, basati sull’immagine e sul successo immediato, e che rischia così di smarrire il senso della complessità, dell’impegno e della verità interiore.
Nel romanzo c’è un momento tra Jacopo e Andrea in cui quest’ultimo dichiara che “bisogna essere nel posto giusto con il cellulare pronto a filmare” per poi postare su TikTok… senza alcun riguardo di ciò che si riprende, basta ottenere like… Vivendo a contatto con i giovani, quanto il loro comportamento è in linea con l’essere “visti” e apprezzati? E quanto il ruolo dei social influisce su questo?
I ragazzi di oggi vivono in una realtà in cui l’immagine ha assunto un peso enorme: sono costantemente attenti a come i social li rappresentano e a come vengono percepiti dagli altri. Sentono il bisogno di mostrarsi forti, sicuri, impeccabili, come se la perfezione fosse l’unica via per essere accettati. In questo contesto, chi sceglie di non uniformarsi o fatica a stare al passo con i modelli dominanti rischia di essere escluso, invisibile, o addirittura di soccombere sotto la pressione del giudizio collettivo.
Come ha scelto la copertina di “Qualche volta le nuvole sembrano isole”?
La copertina è stata scelta dalla casa editrice. E devo dire che è azzeccata. Il contrasto tra lo squallore della fabbrica e un titolo evocativo incuriosisce il lettore.
“Qualche volta le nuvole sembrano isole” si legge tutto d’un fiato, o almeno è quello che è successo a me. Tuttavia, il finale rimane aperto anche fa presumere molto. Ha in mente un seguito?
Non credo di fare un seguito, non sono un grande amante delle dilogie. Il libro per me si conclude con quel finale anche se rimane aperto. Tutti i personaggi sono cresciuti e hanno risolto il loro conflitto narrativo.
Quali sono i Suoi prossimi progetti?
Ancora non so quale sarà il mio prossimo passo, ma la passione per la lettura e la scrittura non si esaurisce. Oggi ascolto, osservo e vivo la realtà, cogliendone spunti che potranno trasformarsi in nuovi progetti futuri.
Quali sono le letture e/o gli autori che predilige?
Italo Calvino, Eric Emmanuel Schmitt, Isabel Allende e ultimamente sto leggendo molto autori minori della piccola editoria.
Roberta Usardi









