“La cosmicomica vita di Q”: Luca Marinelli porta in scena Calvino con cuore e sincerità

Dopo il debutto al Festival dei Due Mondi di Spoleto 2025, e nel mezzo della fortunata tournée partita a gennaio scorso, è arrivato al Teatro Rossetti di Trieste La cosmicomica vita di Q, con cui Luca Marinelli – non solo ideatore e interprete ma anche co-regista assieme a Danilo Capezzani – torna al teatro dopo tredici anni di solida carriera cinematografica. La sera della prima, il 5 marzo 2026, la sala è gremita, l’attesa e la curiosità palpabili.
Lo spettacolo prende le mosse da Tutte le Cosmicomiche di Italo Calvino, libro e autore a cui Marinelli è particolarmente affezionato, come ha più volte raccontato in diverse interviste. Pur consapevole del rischio di lavorare con una materia così multiforme, fantasiosa, praticamente impossibile da sintetizzare, l’attore ha seguito cuore e intuizione, circondandosi sul palco e dietro le quinte di colleghi che sono prima di tutto amici e persone importanti nella sua vita, una compagnia che in parte è famiglia, con cui condividere quest’esperienza in modo comunitario. E lo spettacolo in fondo parla di questo: della spinta a ritrovare un senso di umanità, comunità, e bellezza, a sentirsi parte di un cosmo interconnesso che necessità di un nuovo equilibrio.
Il drammaturgo Vincenzo Manna ha colto la sfida di adattare in un testo per la scena il materiale di partenza. Nelle Cosmicomiche, Qfwfq è la voce narrante, colui che c’è sempre stato fin da quando l’Universo era concentrato in un punto solo, prima del Big Bang: “che ci potessero essere spazio e tempo, nessuno ancora lo sapeva”. Qfwfq è stato testimone dei più incredibili cambiamenti del nostro pianeta e della nostra galassia, ha subìto decine di metamorfosi, ricorda tutto e racconta, come un bizzarro, adorabile antenato che ha raccolto tutti noi lettori attorno ad un focolare immaginario. La cosmicomica vita di Q ci proietta invece in una cornice narrativa ulteriore – parte della drammaturgia originale – idealmente un ultimo racconto che però ricomprende tutti gli altri: siamo nel 2035, in un futuro prossimo inquietante e fin troppo plausibile, perchè aderente al nostro presente. Il mondo sta finendo e l’agonia del pianeta e dell’umanità viene coperta dall’assurdo frastuono dell’immancabile trasmissione tv in una lunga notte di Capodanno, tra spot pubblicitari paradossali, leader mondiali che abbozzano discorsi alla nazione suonando la loro chitarra elettrica, luci, lustrini e applausi meccanici. Q ha dimenticato chi è, ha acquisito un altro nome, una forma umana e i suoi vizi: ha perso la capacità di ricordare e di conservare la memoria storica. Ma c’è una speranza: i suoi amici di sempre, l’equipaggio con cui ha condiviso innumerevoli avventure, lo cercano sulla Terra, sperando di risvegliare la sua vera personalità e con essa i suoi racconti.
La messa in scena lascia spiazzati, soprattutto all’inizio, non è didascalica e non concede nessun facile appiglio mentre i diversi quadri si susseguono, come d’altronde fa Calvino. Luca Marinelli, magnetico, diventa Q in tutte le sfumature di esuberanza, sorpresa, fragilità, riuscendo a mescolare assieme stupore fanciullesco e saggezza di un’entità antica quanto il cosmo. Tutti gli altri interpreti – Valentina Bellè, Federico Brugnone, Alissa Jung, Fabian Jung, Gabriele Portoghese, Gaia Rinaldi – donano la propria particolare cifra interpretativa al lavoro e alle diverse maschere che indossano (costumi di Anna Missaglia), con sensazioni da compagnia di un tradizionale carro dei comici; la loro intesa è sicuramente valore aggiunto per costruire una dinamica efficace e l’intensità necessaria alla storia. Scenografia e suoni (scene e luci sono di Nicolas Bovey, suono di Hubert Westkemper, musiche originali di Giorgio Poi) scelgono la chiave dell’evocazione e giocano con gli opposti cari a Calvino: buio e luce, vuoto e pieno, grande e piccolo, dentro il palcoscenico e fuori. Gli attori, attraversando il confine segnato da tradizionali luci della ribalta, si muovono spesso tra il pubblico in platea e nei diversi ordini. La struttura stessa del teatro diventa protagonista, e il Rossetti – sala blu elettrico e oro, luci calde, cupola decorata con nuvole ocra – viene illuminato dalle luci di scena con effetto di particolare bellezza quando Q racconta della comparsa dei colori nell’Universo.
Dello spettacolo è da premiare la sincera cura che si avverte dietro ogni particolare, e un modo d’essere e di porsi che rispecchia il suo regista e ideatore: mai pretenzioso o eccessivo ma non per questo meno chiaro e fermo riguardo alle scelte e ai messaggi da evidenziare. Ci sembra che Marinelli abbia tenuto ben presente quel che diceva Calvino nel 1965 per spiegare il senso del titolo Cosmicomiche: “Nell’elemento cosmico per me non entra tanto il richiamo dell’attualità “spaziale”, quanto il tentativo di rimettermi in rapporto con qualcosa di molto più antico. Nell’uomo primitivo e nei classici il senso cosmico era l’atteggiamento più naturale; noi invece per affrontare le cose troppo grosse abbiamo bisogno d’uno schermo, d’un filtro, e questa è la funzione del comico”.
La tournée continua a:
Imola (Teatro Ebe Stignani) dal 10 al 16 marzo ’26
Ancona (Teatro Delle Muse) dal 19 al 22 marzo ’26
Treviso (Teatro Del Monaco) dal 25 al 29 marzo ’26
Massa (Teatro Guglielmi) dal 31 marzo al 02 aprile ’26
Mariangela Berardi
Fotografia di Anna Faragona







