“Kind of Miles”: Paolo Fresu e racconta Miles Davis tra ricordi e musica al Teatro Carcano di Milano

Da dove partire per raccontare un mito del jazz come Miles Davis? Paolo Fresu lo fa attingendo dai propri ricordi, e da essi ha costruito una drammaturgia emozionante, che mette in luce sia il lato umano che il lato musicale di Miles Davis, esaltandone la genialità, da cui tanti musicisti hanno preso ispirazione.
“Kind of Miles”, andato in scena al Teatro Carcano di Milano dal 5 all’8 febbraio, è uno spettacolo concerto entusiasmante, raccontato con partecipazione e profonda gratitudine per l’artista scomparso nel 1991, alla fine di settembre. Paolo Fresu inizia il viaggio teatral-musicale ricordando proprio la luce di quella mattina che ha visto scomparire dal mondo una colonna portante della musica jazz.
Tuttavia, Miles Davis (1926 – 1991) ha lasciato molto, e quel molto, ancora oggi, permette di vedere e andare oltre, perché Miles è stato in grado di creare un ponte tra passato e futuro: la sua musica e il suo suono erano inimitabili e all’avanguardia, tanto da renderlo negli anni un vero e proprio mito.
“Non suonare quello che c’è. Suona quello che non c’è”.
Paolo Fresu (tromba, flicorno e multieffetti) alterna la narrazione a momenti di musica, accompagnato da musicisti d’eccezione: Bebo Ferra (chitarra elettrica), Christian Meyer (batteria), Dino Rubino (pianoforte e Fender Rhodes), Federico Malaman (basso elettrico), Filippo Vignato (trombone, multieffetti, synth), Marco Bardoscia (contrabbasso), Stefano Bagnoli (batteria). Questo grande ensemble è strepitoso, coinvolge e trascina il pubblico in ogni brano; il jazz risuona forte, e si evolve aggiungendo elementi di elettronica, perfettamente in armonia con tutto il resto, e proiezioni sulle pareti attorno ai musicisti, in movimento con il loro suono. Tra i brani, non solo standard jazz, come la splendida versione di “My funny Valentine”, ma anche modernità, come “Time after time” in una chiave sonora innovativa e funzionale.
Tra le memorie legate alla musica, Paolo Fresu ricorda il suo primo “incontro” con Miles, quando partecipò a una jam session per la prima volta a casa di amici a Sassari. Al termine di quella sessione gli venne dato da portare a casa da ascoltare un nastro con incisa la versione di Miles Davis di “Autumn Leaves” del 1963, suonata in quintetto con George Coleman, Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams. Il tema di “Autumn Leaves” è ben noto, ma in quella registrazione non era riconoscibile: quando Fresu se ne accorse, capì che il jazz era la musica della libertà, e che anche lui puntava a quella libertà. E ci è pienamente riuscito.
“Kind of Miles”, che ricorda il titolo del capolavoro discografico di Miles “Kind of Blue” del 1959, è un grande dono musicale che assorbe completamente, un mezzo per guardare al futuro con consapevolezza e con la libertà d’espressione che il jazz offre e che è stato ampiamente condiviso.
La regia di Andrea Bernard ha reso “Kind of Miles” uno spettacolo meraviglioso, in cui emerge la grandezza musica jazz e la passione di chi sta su quel palco a suonare e celebrare, come a un grande e abbondante banchetto, un artista straordinario come Miles Davis. Tantissimi applausi e pubblico in piedi per ringraziare di questo prezioso dono umano e musicale che arriva al cuore.
Roberta Usardi









