Il tornaconto della giovinezza: “La rigenerazione” al Teatro Bellini di Napoli

Quando Italo Svevo scrive “La rigenerazione”, tra il 1926 e il 1927, ha poco più di sessant’anni. Non ha ancora l’età del suo protagonista, Giovanni Chierici, che nella messinscena è settantaseienne, ma è abbastanza vicino a quella soglia da sentire il tema sulla propria pelle. La commedia muove dalla decisione di Giovanni di sottoporsi a un’operazione di ringiovanimento, sotto la pressione del nipote Guido che è spinto da un evidente interesse economico.
Giovanni, più che un uomo vanitoso, si rivela un vecchio che ama la vita, e vorrebbe continuare a desiderare e a essere desiderato. Confessa al nipote le sue antiche passioni, i suoi amori precedenti al matrimonio, nella figura della domestica Rita rivede un’antica fiamma, Margherita, tra sogno e nostalgia. Non sappiamo mai fino in fondo se il ringiovanimento sia reale o solo immaginato, e molte delle scene in cui Giovanni sembra ritrovare energia e vitalità hanno un carattere onirico, quasi freudiano.
Intorno a lui c’è una famiglia che si muove secondo logiche meno poetiche. Anna, la moglie, lo tratta con un affetto che sa di compatimento, c’è un nipote avido, e poi un pretendente accanito e insensibile per la figlia. La figlia Emma, vedova, è invece il personaggio più integro, che attraversa il lutto senza piegarlo a convenienze. Il microcosmo borghese è fatto di piccole ipocrisie, dove anche le scelte apparentemente generose hanno spesso un tornaconto, come il matrimonio tra la domestica Rita e lo chauffeur Fortunato, che sono incoraggiati affinché rimangano ad abitare nella dependance.
Un secolo fa, ma la commedia suona già molto attuale. Un desiderio di tornare giovani che non nasce in uno spazio intimo e autentico, ma da diverse spinte esterne, dentro una rete di relazioni dove l’affetto convive con il calcolo. Oggi il ringiovanimento è un settore industriale, tra farmaci per la performance sessuale, trapianti di capelli, mastoplastiche, lifting, trattamenti estetici di ogni tipo. L’idea dominante è che la giovinezza coincida soprattutto con l’efficienza del corpo e con la sua desiderabilità, mentre poco si parla di profondità intellettuale o di maturazione interiore.
“La rigenerazione” richiama “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde, dove l’eterna giovinezza del protagonista si paga con la degradazione morale che si accumula altrove, nel ritratto nascosto; e il “Faust” di Goethe, in cui il desiderio di oltrepassare i limiti umani non fa temere un patto con il diavolo. Svevo in “Senilità” aveva ritratto la vecchiaia dello spirito, che si astrae dalla realtà. Giovanni Chierici è un mix, il suo slancio è fragile, lo espone al ridicolo.
Nella regia di Valerio Santoro si coglie l’ambiguità. L’interno borghese contornato da spazi floreali, che ospitano momenti quasi sospesi, accostano sogno e realtà. La scena déco, elegante e un po’ fredda, ha tonalità grigio-turchese e riflessi metallici, restituisce un mondo ordinato ma rigido. Solo nel finale lo spazio si apre, appare un giardino ideale, e assistiamo a un dialogo nudo tra Giovanni e la moglie.
Nello Mascia dà a Giovanni una svagatezza ironica che evita il patetico. Roberta Caronia, nei panni di Emma, offre un contrappeso di maturità e dolore trattenuto. Più incerta appare Anna, meno definita nel suo egoismo sottile. Svevo, con ironia e preveggenza, ci mette davanti a uno specchio che, a distanza di un secolo, somiglia ancora più al nostro.
Brigida Orria
LA RIGENERAZIONE in scena al Teatro Bellini di Napoli dal 17 al 22 febbraio 2026
di Italo Svevo
Regia: Valerio Santoro
Con Nello Mascia, Roberta Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi, Nicolò Prestigiacomo, Massimo De Matteo, Mauro Parrinello, Roberto Burgio, Roberto Mantovani
Scene Luigi Ferrigno
Assistente alla regia Nicasio Catanese, Enrico Spelta








