“Il sacco”, l’infanzia secondo Emma Odbåge

“Il sacco” (2026, Collana Le Piume, pp. 32, Euro 18,90) di Emma Adbåge, nella traduzione italiana di Samanta K. Milton Knowles e pubblicato dalla casa editrice Camelozampa, racconta un frammento di infanzia in cui tutti possiamo riconoscerci. La storia è quella di due sorelline che, tornando a casa, trovano tutto “troppo pulito” e insolitamente vuoto. Cosa è successo?
È subito evidente che manca qualche gioco e lo sguardo cade immediatamente su un sacco chiuso e pieno vicino alla porta d’ingresso, che presto si rivelerà ricco di cianfrusaglie e ricordi appartenenti alle nostre due protagoniste. Ecco allora che una semplice situazione di pulizia quotidiana si trasforma in un viaggio carico di emozioni contrastanti e di sorprendenti ritrovamenti, dove ogni oggetto recuperato diventa occasione di racconto e immaginazione.
La narrazione, apparentemente minimale, si rileva ricca di sfumature emotive soffermandosi soprattutto sul diverso modo in cui adulti e bambini attribuiscono valore alle cose. Ciò che per i grandi è superfluo o disordinato, per i piccoli può essere un tesoro insostituibile, carico di storie e significati affettivi e che costituiscono un vero e proprio legame.
L’autrice, con ironia delicata e grande empatia, entra nell’universo dei più piccoli mostrando quanto sia personale – e spesso invisibile agli adulti – il loro rapporto con gli oggetti quotidiani. Il tutto è illustrato con immagini divertenti, essenziali e molto realistiche, caratterizzate da un segno energico e da colori pieni e che sfumano delicatamente sul finire della sequenza narrata.
“Il sacco” è un albo che parla ai bambini e alle bambine, ma anche agli adulti, invitando questi ultimi a osservare con gli occhi dei più piccoli per carpirne al meglio la sensibilità e le emozioni. In fondo, non siamo stati bambini anche noi?
Marianna Zito








