Il fascino intatto del Lago dei Cigni: la visione del Balletto di Siena

Il Lago dei Cigni del Balletto di Siena arriva al Teatro Comunale di Pergine trovando una sala gremita, con due file aggiunte in platea per accogliere un pubblico di tutte le età. È un segnale importante: questo titolo continua a esercitare un fascino trasversale, capace di parlare anche a chi lo incontra per la prima volta. Un successo che nasce da una lunga stratificazione: dopo la prima del 1877 a Mosca, accolta freddamente per via di una coreografia debole, il balletto trova la sua forma canonica nel 1895 grazie al lavoro di Marius Petipa, che valorizza la musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij e fissa l’equilibrio tra i due quadri “bianchi”, lirici e notturni, e quelli di corte, più narrativi e brillanti. Il riallestimento curato da Marco Batti rispetta le linee fondamentali della tradizione ma dando rilievo alla coralità della compagnia e accompagnando lo spettatore attraverso i passaggi chiave della narrazione.
La trama si svolge in un Medioevo fiabesco, tra un castello tedesco e le rive di un lago immerso nel chiarore lunare. Il principe Siegfried (Giuseppe Giacalone), malinconico nel giorno del suo ventesimo compleanno e insofferente alle proposte di matrimonio, scorge in cielo uno stormo di cigni e decide di inseguirli fino al calare delle tenebre. È qui che il balletto entra nella sua dimensione più romantica: dalle acque si fa avanti Odette (Chiara Gagliardo) e il principe scopre che come lei anche le altre creature sono giovani fanciulle vittime di un incantesimo del mago Rothbart (Ciro Napolitano, strepitoso). L’incontro tra i due protagonisti è rapido e vibrante, fatto di gesti che sembrano anticipare le parole, di un avvicinarsi e allontanarsi continuo che traduce in movimento la tensione emotiva del momento. Siegfried le giura amore e la invita al castello per il giorno seguente, ma l’alba incombe e Odette è costretta a tornare cigno.
Durante la festa, un nobile signore (il mago travestito) porta con sé una giovane identica a Odette ma dal temperamento opposto: è Odile, il suo sosia oscuro. Proprio in questo snodo narrativo emerge con forza il lavoro di Chiara Gagliardo, che affronta con notevole sicurezza la complessità del doppio ruolo Odette/Odile, uno dei vertici tecnici del repertorio classico, che richiede di passare dalla fragilità lirica del cigno bianco alla brillantezza seduttiva del cigno nero. Due nature così distanti che, in passato, venivano talvolta affidate a ballerine diverse. Gagliardo tiene insieme questi poli con una presenza scenica capace di rendere credibile tanto l’inganno quanto il turbamento del principe.
Le scenografie sono eleganti e funzionali, ma il terzo atto è un piccolo prodigio: il fondale costruisce un’illusione prospettica che dilata lo spazio e trasforma il palco in un grande palazzo, spingendo lo sguardo in profondità come in un teatro palladiano. I costumi (Jasha Atelier, Nataliia Dolyk) sono raffinati, ma quello del mago è semplicemente magnetico: nero dalla testa ai piedi, volto cerato bianco inciso da un graffio scuro, piume e soprattutto un mantello che sembra avere una vita propria. A volte lo avvolge come un’ombra compatta, altre si dilata come grandi ali, altre ancora cade in pieghe profonde che amplificano la sua presenza scenica. A bilanciare questa figura oscura interviene la luminosità del giullare: Gianluca Cardinali, con una vitalità traboccante, cattura lo sguardo e porta energia brillante in ogni sua apparizione.
Per ragioni di spazio non è possibile rendere pienamente giustizia all’intero cast e al corpo di ballo, che meriterebbero ciascuno un elogio a sé. I due gruppi dei cigni, in particolare, hanno regalato momenti davvero notevoli, unendo precisione e armonia.
– Visto al Teatro Comunale di Pergine, sabato 13 dicembre 2025.
Pier Paolo Chini








