Il cammino del fuoco per rinascere: “Via Ignis” di Emidio De Berardinis

Una sagoma infuocata, che arde all’interno e si irradia all’esterno, sopra un corso d’acqua, in mezzo a una natura rigogliosa e lungo una strada denominata “Via Ignis”. Ai lati della strada, una rosa rossa e un giglio, simboli di passione e purezza. Già dalla copertina si può capire l’essenza del primo disco solista di Emidio De Berardinis, che ha compiuto una vera e propria opera d’Arte sotto ogni aspetto. Anche se si è abituati all’ascolto in digitale, consiglio vivamente l’acquisto di questo disco, perché è un piccolo capolavoro, con un booklet che è anche un vademecum, non solo all’ascolto delle singole tracce, ma anche all’ascolto profondo di se stessi. Illustrazioni, citazioni, pensieri, spiegazioni che raccontano quello che è il disco e il percorso che l’Artista ha affrontato per la sua creazione. “Via Ignis” è un immenso fascio di luce che scalda il cuore, che Emidio De Berardinis ha definito “un viaggio trasmutativo oltre l’identificazione, tra cenere e rinascita” (qui la nostra intervista all’Artista).
Sonorità acustiche, con la voce accompagnata da piano, archi e poco altro, anche perché altro non serve, se non prestare ascolto a questo insieme soave. Dodici canzoni, e ognuna di esse è un tassello che va a comporre il “cammino di fuoco”, a partire da “I Fiori del Fuoco”, un invito a non avere paura e a fidarsi della propria anima “nulla è stato preso perché tutto è stato donato”. “Profonde altezze” definisce l’uomo come fin troppo schiavo dei propri desideri e del proprio egoismo, ribadendo il concetto che “è la fiducia il fuoco che brucia e la paura un ghiaccio che congela”. “Il Pensatore” esorta a ricordarsi della propria missione di vita e a non arrendersi: “il primo fuoco splende, il secondo incenerisce e le stelle sono circondate da segni da custodire”. “Il Portatore d’Acqua” ha un intento più forte, più urgente, con una voce più graffiante, che esprime tutto il suo determinato intento: “un’acqua aerea, intellettuale, a ripulire le regioni oscure. Se berrai di quest’acqua non morirai”, laddove l’acqua è la propria coscienza purificata. “Causa sui” dice “ci muoviamo tra onde di probabilità, questa volta quale collasserà?”: siamo contemporaneamente vivi e morti, un cumulo di particelle che non si possono giudicare, perché il giudizio è una percezione individuale. “Tra le vie” assomiglia a una filastrocca: “non fuggire da ciò che cerchi! Quando sai non sei mai, il cambiamento soltanto ci scagiona dagli errori passati.” “L’Arte” celebra la più alta espressione possibile della vocazione interiore e gli Artisti vengono declamati come “gli ultimi fedeli d’amore.” “Moto Ritmico del Fuoco” si immerge in una profondità che sembra più cupa, ma che invece è forte e decisa, in un luogo in cui “periferia e centro si amano”. “Un’Informazione” avvolge con il suo ritmo a cui non si riesce a resistere, in cui “il fuoco del cuore illumina sempre la via del vero”. “Audacia” dice che “per restare affascinati basta avere gli occhi aperti”, e come darle torto? “Gli Occhi di Mio Padre” primo singolo estratto, è un viaggio all’interno dello specchio dell’anima “la profondità di uno sguardo svela l’età”. “Filia Filii Tui” è un vero e proprio inno, che va a concludere magistralmente il disco. Esordisce con i versi in sanscrito Hari Om Tat Sat (ovvero “quella è la verità”) con la sola presenza di archi e voce, un vero e proprio apice musicale dopo il cammino percorso attraverso le altre canzoni. “Accogli, ascolta e stai”.
E quanto sopra è solo una piccola parte di ciò che si trova in “Via Ignis”. Che altro si può dire di un disco così, se non che è la manna dal cielo in questo buio presente? Ascoltare per credere.
https://www.instagram.com/emidiodeberardinis/
https://www.facebook.com/emidio.deberardinis/








