“I romani che non ti aspetti. Storie bizzarre per menti curiose” di Mario Lentano

“I romani che non ti aspetti. Storie bizzarre per menti curiose” (Carocci, 2025, pp. 128, euro 15) di Mario Lentano, docente di lingua e letteratura latina all’università di Siena, con le illustrazioni di Caterina Di Paolo, è un libro che porta il lettore all’interno della civiltà romana per osservarla da una prospettiva inusuale e sorprendente, esplorando usi, credenze e pratiche dell’Antica Roma che oggi possono stupire, colpire o persino ripugnare, ma che erano perfettamente integrati nella mentalità del tempo.
Quante sfaccettature della cultura romana ci colpiscono ancora oggi per la loro stranezza? Lentano parte da esempi emblematici come lo ius osculi, ovvero l’obbligo imposto alle donne romane di farsi baciare quotidianamente sulla bocca dai parenti maschi, per verificare che non avessero bevuto vino, ritenuto pericoloso perché capace di eccitare e condurre all’adulterio. Un’usanza che rivela in modo netto il controllo esercitato sul corpo femminile e la visione morale della società romana.
Ampio spazio è dedicato anche al complesso universo religioso e alla costante presenza del sacro nella vita quotidiana, in particolare per quanto riguarda la sfera femminile e la maternità. La donna romana poteva invocare una molteplicità di divinità specializzate: Mena per il ciclo mestruale, Fluonia per trattenere il flusso durante la gravidanza, Alemona per assicurare il nutrimento del feto, Ossipagina per la formazione e la solidità dello scheletro, fino a Lucina, protettrice del parto, e molte altre. Non mancano, inoltre, strani riti celebrati fuori dalla casa del nascituro, messi in atto per tenere lontano il dio Silvano dalla madre a dal bambini appena nato.
Scopriamo, inoltre, che per i Romani, il nome non era una semplice etichetta, ma possedeva un potere attivo, capace di agire sulle cose e di modificare la realtà. Il nome di un soldato, ad esempio, poteva suggerire e quasi prefigurare il valore che egli avrebbe dimostrato in battaglia; allo stesso modo, il nome delle città aveva una funzione performativa. Roma stessa, battezzata da Romolo, racchiudeva e proclamava fin dall’origine la sua vocazione alla potenza e al dominio.
Non mancano riflessioni sui simboli e sui rituali, come ad esempio la tartaruga, emblema delle virtù femminili del silenzio e della dedizione alla casa; oppure i messaggi nascosti all’interno delle parole pronunciate da estranei, come nel celebre caso del generale Crasso; e ancora i Saturnali, feste di baldoria e trasgressione in cui le rigide gerarchie sociali venivano temporaneamente sovvertite, offrendo una valvola di sfogo generale.
Il merito del libro sta proprio nel valorizzare queste stranezze non come curiosità marginali, ma come strumenti privilegiati per comprendere più a fondo la cultura romana. Ciò che oggi appare bizzarro diventa una chiave interpretativa per avvicinarsi a una civiltà complessa, regolata da codici simbolici e sociali molto diversi dai nostri.
Arricchito dalle deliziose, bizzarre e accese illustrazioni di Caterina Di Paolo, che accompagnano il testo con ironia e perspicacia, “I romani che non ti aspetti” è un libro capace di risvegliare la curiosità e il desiderio di conoscenza. Particolarmente preziosa è la sezione finale dedicata alle fonti e ai riferimenti bibliografici, che rende il volume uno strumento utile non solo per i lettori curiosi, ma anche per chi desidera approfondire la storia e l’antropologia del mondo romano.
Marianna Zito








