“I matti di Sànpert”: le parole degli ultimi

“I matti di Sànpert” (Graphe.it, 2025, pp. 140, euro 16,00)è un libro molto particolare, definito graphic soul, perché le sue pagine, a volte bianche e a volte no, racchiudono una forte componente espressiva che muta in base a chi le sfoglia una dopo l’altra, oppure casualmente. Sono pagine speciali, stampate su carta avanzata, di diversa trama e consistenza, che si uniscono in modo particolare, componendo bellezza.
Per alcuni questo libro può essere fumetto, per altri poesia e, perché no, persino musica, perché l’intreccio tra le semplici immagini e le parole creano una profonda musicalità in grado di raccontare le storie degli ultimi, che a loro volta raccontano i grandi poeti che hanno cantato gli ultimi. Ultimi, come coloro che vivono al margine, come “chi porta il dolore inciso sulla pelle e lo sente pulsare in ogni fibra del proprio essere”, che sono sensibili ma anche ironici, che vivono soli in questa realtà che avanza e ci fagocita, ma che sanno anche fermarsi a riflettere e a ricordare con forte nostalgia il passato. Come coloro che stanno comunque al mondo “a modo loro”, fragili e dimenticati, che si piegano sotto “il peso delle parole taciute”, che conoscono sì la miseria ma, nonostante tutto, continuano ad amare e a sognare. Sono così i matti di Sànpert, inquieti e tormentati, e li incrociamo nell’armonia di queste pagine intrise di dolore e speranza, di bellezza e di vita.
La firma è di Sànpert, che disegna “per soddisfare il suo bisogno di invisibile”. La firma è un nome collettivo e simbolico, che racchiude un tripudio di disperazione, amore e speranza, ma anche il l’incontro tra due anime, quella di Lucilio Santoni e di Alessandro Pertosa.
Marianna Zito








