“Gli schiavi di Satana”: racconti horror da tre autori indonesiani per la nuova collana di add editore

Da poco add editore ha ampliato il suo catalogo aggiungendo una collana dedicata gli horror asiatici, a cura di Ilaria Peretti; tra le prime uscite si annovera la raccolta di racconti “Gli schiavi di Satana” (2025, pp. 180, Euro 18,00), a opera di tre autori indonesiani: Eka Kurniawan, Intan Paramaditha e Ugoran Prasad, che hanno voluto unire le forze per omaggiare un maestro dell’horror, degli anni Settanta e Ottanta, Abdullah Harahap. Sono proprio loro a scrivere l’introduzione al volume, spiegando come si sono avvicinati a questo grande autore e come hanno deciso di pubblicare quattro racconti a testa in un unico volume.
“In “Gli Schiavi di Satana”, mentre lavoriamo con le convenzioni del genere horror, guardiamo al genere anche come a modalità che può essere adattata a diversi ambiti, dal palcoscenico politico a alla vita quotidiana.”
Innanzitutto è bene collocare il periodo in cui questi autori scrivono, partendo anche dal presupposto che l’horror, rispetto al passato, quando era considerato quasi un sottogenere letterario, ora ha acquistato uno spazio sempre più importante tra i lettori. I tre autori sopra citati usano l’horror anche per dare voce ai cambiamenti sostanziali avvenuti in Indonesia tra il 1990 e il 2000: dopo trentadue anni di dittatura, il governo di Suharto cade, lasciando però dei segni indelebili nella popolazione, ovvero le riforme apportate a livello politico, istituzionale culturale. A tal proposito si esprime, in una interessante postfazione, la traduttrice Antonia Soriente.
Nei racconti di questa raccolta ogni scrittore racconta il suo mondo horror, profondamente, senza limitazioni. Si parte da Eka Kurniawan (1975), che presenta storie di uomini tormentati, stregati dalla superstizione, come Ajo Kanvir ne “Il parco dei cuori infranti”, che desidera lasciare la moglie, e per farlo la porta a Tokyo, con l’intento di condurla in un parco che si dice sia il luogo in cui le relazioni si spezzano. Un altro caso si trova ne “L’amuleto della mangusta”, che vede protagonista un ragazzo preso di mira a scuola, a cui viene donato un amuleto in grado di offrire protezione contro armi e litigi. Inutile dire che in entrambi i casi, i protagonisti scopriranno l’amara verità che si cela dietro il loro futile credo.
Intan Paramaditha, studiosa femminista, è l’autrice dei quattro racconti successivi, che vede le donne come protagoniste: figure intense e spietate, che non mancano di rivalersi su chi le ha ferite. Troviamo ad esempio Salimah, ne “La mossa conturbante”, che con il suo canto e le sue movenze attira a sé numerosi uomini, oppure Ariah ne “La bella e i sette uomini”, capace di ammaliare nonostante la sua deformità, che diventa la sua infallibile arma.
Gli ultimi quattro racconti sono affidati invece alla penna di Ugoran Prasad (1978): i protagonisti sono uomini soli o inermi, come Rusdi, in “Il guardiano del cinema”, che fino all’ultimo giorno di apertura della sala cinematografica aspetta il ritorno di Maria, o Moko, in “Il naso del diavolo”, che per gelosia, e a causa della sua impotenza, uccide chiunque posi gli occhi su sua moglie.
Il viaggio che si compie leggendo “Gli schiavi di Satana” offre un immaginario sfaccettato di quello che è la cultura indonesiana, unendoci le difficoltà relazionali, la sete di vendetta, gli spargimenti di sangue e il soprannaturale, creando scenari carichi di inquietudine, dubbio, paura, e a un certo senso di solidarietà nel vedere così amplificata la fragilità dell’essere umano.
Una splendida lettura, che catapulta in u’altra dimensione, in cui ogni certezza, ogni appiglio, ogni ovvietà viene a mancare.
Un’ultima nota: l’edizione è pregiata, e l’illustrazione di copertina, a opera di Lucrezia Viperina, attira e incuriosisce subito. Lasciatevi quindi incantare e inoltratevi nell’horror dell’umano.
Roberta Usardi








