“Giulietta e Romeo. Stai leggero nel salto”: Roberto Latini e la nostalgia del futuro mancato

Un proiettore a bobina al centro, una chitarra e un microfono ai lati, due luci al neon. Sullo sfondo è già presente la prima immagine con la scritta:
“Usciresti con te stesso?”
Una domanda insolita, interessante, che porta a chiedersi che opinione abbiamo di noi stessi, se ci vogliamo bene oppure se abbiamo qualche rimostranza.
“Giulietta e Romeo. Stai leggero nel salto”, in scena al Teatro Fontana di Milano dal 5 all’8 marzo, con la drammaturgia e regia di Roberto Latini, è uno spettacolo particolare, che vuole raccontare l’amore prendendo a esempio la coppia di innamorati più famosa di sempre: Romeo e Giulietta.
Sono i versi di Shakespeare, nei momenti più intensi e intimi, a fungere da collegamento tra i diversi quadri. Parlare d’amore oggi, con un mondo che sempre più spesso è colpito da conflitti, disastri naturali e una tecnologia che fa prendere sempre più le distanze dagli altri, l’amore sembra quasi un’utopia. Eppure, l’amore è il sentimento che prima o poi sfiora ognuno di noi, a partire dalla domanda già menzionata sopra: proprio da lì parte lo spettacolo, con Federica Carra che racconta l’incontro con se stessa, come se fosse l’appuntamento con qualcuno che ha i suoi stessi gusti e con cui si trova particolarmente a suo agio. Poi Roberto Latini entra in scena, sfavillante in un costume che ricorda Elvis, imbraccia la chitarra, e si fa cantore di quei versi che hanno fatto la storia, ispirato migliaia di artisti e opere, da cui ancora emerge tutta la purezza del sentimento tra due giovani che si innamorano, e che nonostante le difficoltà che comporta il loro legame, restano uniti e fedeli l’uno all’altra.
Tra un quadro e l’altro scorrono sullo sfondo le immagini con le testimonianze video del Collettivo Treppenwiz da “L’amore ist nicht une chose for everybody (loving kills)”, riportando esperienze e pensieri di uomini e donne inerenti l’amore. Nazionalità diverse, storie e visioni personali raccontate davanti a una telecamera, con franchezza e trasporto.
Le splendide musiche di Gianluca Misiti accompagnano soavemente lo spettacolo, che definirei un documentario teatrale sull’amore, e non solo: si parla anche di rottura e di rinascita, di presa di coscienza che niente è per sempre, e che ogni attimo va vissuto.
I versi di Shakespeare aiutano a riportarci a un contatto più presente e tangibile, a un modo di relazionarsi che fa prevalere il sentimento alla paura di esprimersi. Roberto Latini e Federica Carra sono due facce della stessa medaglia che faticano a comunicare, ma continuano a provarci, fino a scambiarsi di posto, verso un finale inaspettato e meraviglioso, colmo di quella “nostalgia del futuro mancato” e che per questo ha il pieno diritto di crearlo.
Roberta Usardi
Fotografia di Daniela Neri








