“Emergere la terra. Opere inedite 2000/2025” di Marcello Tedesco

Venticinque anni di linee e forme. Venticinque anni per osservare, riflettere e trattenere. Venticinque anni per emergere dalla terra. A volte abbiamo bisogno di questo, di fermarci, appunto, per far sì che ciò che ci sfiora prima e appartiene poi, possa fiorire in altre forme o anche perdersi nel nulla. È il tempo a compiere questo miracolo. Da questo processo prende vita “Emergere la terra. Opere inedite 2000/2025” di Marcello Tedesco, una raccolta di sessantotto tavole realizzare prevalentemente a carbone o carboncino, attraversate da numeri e parole, pubblicata da Tab Edizioni (2025, pp. 176, euro 35).
Il volume restituisce un lavoro in trasformazione continua, proprio come tutte l’intera produzione pittorica e scultorea di questo artista che vanta origini lucane, ovvero la terra del silenzio, dove le parole si perdono nell’argilla dei calanchi, anch’essi sempre indaffarati in quel continuo e meraviglioso processo del mutare. Così come le forme di Marcello Tedesco e i suoi lavori acronici, segni tangibili di una memoria che si dissolve con l’antico suono del cupa cupa. Memoria che più non ci appartiene e che resta oramai lì, sospesa. Come quelle parole care all’artista che, sciorinate, vanno a definire il processo creative fino all’esito finale.
Tra ciò che è stato e ciò che rimane, emerge con forza l’importanza del suo percorso formativo, quello che Marcello Tedesco definisce Bildund, “un percorso conoscitivo che coinvolge sia l’aspetto intellettuale che quello emozionale e pratico”, tra incidenti e incontri, di aperture verso ciò che è altro da sé. Lavorare sulla propria interiorità, renderla forza gioiosa e luce, per scoprirne la scultura facendo germogliare i resti e costruire traiettorie verso l’ignoto, mantenendo quella distanza necessaria per comprendere, accogliere e assimilare l’altro.
A completare questo già prezioso volume, troviamo le parole di Delia Somma, Mili Romano e Domenico Brancale, ad amplificare il dialogo tra segno e linguaggio e ad esprimerci la forza della parola, a parlare di quella bellezza su cui altro non c’è da aggiungere.
Marianna Zito







