“Due racconti” di Virginia e Leonard Wolf

Nella primavera del 1917 Virginia e Leonard Woolf decisero di installare una piccola macchina da stampa nella loro abitazione di Richmond. Da quell’esperimento domestico e artigianale nacque la Hogarth Press, destinata a diventare una delle realtà editoriali più significative del Novecento. L’idea della fabbricazione manuale dei libri, fortemente voluta da Leonard Woolf, ebbe anche una funzione profonda e personale: rappresentò una sorta di terapia occupazionale per Virginia, che in quegli anni affrontava ricorrenti crisi depressive. Il lavoro paziente e concreto della stampa si trasformò così in uno spazio di equilibrio e di cura, oltre che di creazione artistica. La nascita della Hogarth Press regalò inoltre ai Woolf una libertà nuova e preziosa: la possibilità di pubblicare senza sottostare ai vincoli imposti dagli editori tradizionali.
Questo clima di sperimentazione e indipendenza favorì la piena espressione della voce di Virginia Woolf, che proprio grazie a tale autonomia creativa poté affermarsi come una delle figure centrali del modernismo letterario internazionale. Nel corso della sua attività, la Hogarth Press pubblicò ben 527 titoli, diventando un punto di riferimento imprescindibile per la letteratura del Novecento. Tra le opere più celebri figurano The Waste Land di T. S. Eliot e due titoli di Italo Svevo, pubblicati per la prima volta in lingua inglese, contribuendo in modo decisivo alla diffusione internazionale dell’autore italiano. La casa editrice, nata come un esperimento indipendente, esiste ancora oggi all’interno del gruppo Penguin Random House, testimonianza duratura di un progetto editoriale fondato sulla libertà, sull’innovazione e sulla cura del testo.
Il primo volume pubblicato dalla Hogarth Press fu Two Stories, che raccoglieva Tre ebrei di Leonard Woolf e Il segno sul muro di Virginia Woolf. L’edizione di Two Stories, “Due racconti” (2025, pp. 68, euro 13) pubblicata per la prima volta in italiano da Oligo Editore, è proposta nella traduzione e a cura di Sara Grosoli e restituisce il fascino dell’opera originale, anche perché arricchita dalle preziose silografie realizzate da Dora Carrington per la prima edizione.
I Tre ebrei di Leonard Woolf è, ancora oggi, poco conosciuto in Italia e rivela l’ironia sottile dell’autore nei confronti dei costumi e delle convenzioni della società britannica. Lo scrittore adotta inizialmente una prosa pacata e apparentemente conforme al modello britannico, che però si incrina progressivamente lasciando spazio a una critica sottile e costante del modo di vivere inglese.
“Erano felici nel loro tranquillo e ordinato modo inglese, felice al calore del sole, felice di stare tra alberi silenziosi e di sentire l’erba morbida sotto i loro piedi”.
Il racconto esplora i temi dell’identità ebraica, del cambiamento e della crisi dell’appartenenza – in questo caso “alla Palestina” – mostrando lo smarrimento di individui che non si riconoscono pienamente né nella comunità d’origine né nella società che li accoglie. È la ricerca costante dell’“odore della terra” e di quel luogo “dove terra e cielo si incontrano”. Questa tensione identitaria riflette l’esperienza personale di Leonard Woolf, nato in una famiglia di origine ebraica e cresciuto in un contesto di educazione tradizionale, che lo portò a sentirsi progressivamente alienato persino all’interno del circolo liberale del gruppo di Bloomsbury.
“…lei vorrebbe far parte di tutto ciò?”
Il segno sul muro è uno dei primi e più significativi racconti di Virginia Woolf e rappresenta un esempio emblematico della sua ricerca narrativa. A partire da un dettaglio apparentemente insignificante, ovvero un semplice segno sul muro, la voce narrante avvia una serie di riflessioni libere e mutevoli.
“Eppure quel segno sul muro non è affatto un buco”
Attraverso la tecnica del flusso di coscienza, l’autrice restituisce impressioni, associazioni e intuizioni che si susseguono senza un ordine logico e preciso. In questo movimento interiore emergono la vulnerabilità dell’individuo e, in particolare, quella di una donna che mette in discussione le convenzioni e le rigidità della società britannica. Il segno diventa così un pretesto narrativo per interrogarsi sulla realtà, sulla percezione e sul ruolo dell’io all’interno di un sistema sociale spesso oppressivo.
“Devo balzare in piedi e controllare di persona cos’è davvero quel segno sul muro: un chiodo, una foglia di rosa, una crepa nel legno?”
All’interno dello stesso volume, Tre ebrei e Il segno sul muro offrono uno spaccato prezioso delle tensioni culturali, sociali e identitarie della Gran Bretagna del primo Novecento, anticipando quei temi e quelle forme che avrebbero segnato in profondità la letteratura di quel tempo.
Marianna Zito








