“Caccia ‘l drago”: Daniele Timpano a caccia del Drago per conto di J.R.R. Tolkien al Pim Off di Milano

“There were giants in those days”
J.R.R. Tolkien – “Farmer Giles of Ham”
Al suo “debutto regionale”, questo spettacolo rappresenta una chicca imperdibile, sia per chi vuole sorprendersi a scoprire il lato più ironico e disincantato di Tolkien sia per chi ama la poetica unica della Compagnia Frosini Timpano. Si tratta infatti del primo monologo, risalente addirittura al lontano 2003, di Daniele Timpano, che ha voluto riprenderlo e in parte rivoluzionarlo dopo averlo allora rappresentato in forma diversa esclusivamente nella sua città natale, cioè Roma (e in qualche rarissima eccezione in Centro Italia, mai oltre).
Tutto nasce da un racconto di fantasy-avventura pubblicato nel 1949 e noto (ma non notissimo) in Italia come “Il cacciatore di draghi”. La fiaba vede protagonisti un contadino che, dopo essere riuscito a scacciare prima un gigante e poi un drago, grazie anche a una spada magica, riesce a diventare un eroe, benché riluttante, e un ricco re.
Timpano ne interpreta da solo tutti i personaggi, in una partitura che è allo stesso tempo monologo, narrazione e performance fisica che l’interprete, quasi sabotando sé stesso, provvede a costellare di continue digressioni, lunghe pause, interruzioni e azioni sceniche a sorpresa che spezzano la linearità del racconto rendendolo estremamente (e piacevolmente) imprevedibile oltre che, come è giusto che sia, credibilmente improbabile.
Questa discontinuità diventa così essa stessa un dispositivo teatrale che mette in questione l’atto stesso del narrare, facendo di “Caccia ’l drago” un’operazione non solo drammaturgica ma a suo modo sovversiva dal punto di vista teatrale. Ogni linguaggio, ogni elemento di scena contribuisce a questa azione di “smontaggio”: le musiche di Natale Romolo, davvero belle ed efficaci, perché costruite appositamente per essere la colonna sonora di questa messinscena, accompagnano il racconto, lo contraddicono, a volte lo disturbano, lo incrinano, e rappresentano in qualche modo un personaggio “vivo”, talvolta compagno di avventura di Timpano e talvolta loro nemico imprevedibile; le luci, che danno forma allo spazio con tagli e contrasti netti, valorizzando la fisicità di Timpano e la simbolicità dei rari elementi sulla scena; la scena ridotta all’osso, con gli oggetti che non fingono mai del tutto di essere altro ma chiedono allo spettatore di fare la sua parte: immaginare, sì, ma anche pensare a ciò che si sta immaginando, perché gli oggetti non costruiscono l’illusione ma al contrario la sabotano non “diventando davvero” cavalli, armi o creature per restare invece sempre anche se stessi.
Timpano infatti non nasconde mai il passaggio dalla “cosa” al simbolo: lo spettatore non è invitato a credere, ma a vedere l’atto del credere mentre accade, e ciò produce un Teatro che mostra il proprio trucco e, così facendo, rende l’immaginazione un lavoro attivo piuttosto che una fuga.
Daniele Timpano conferma così al meglio una delle sue qualità più distintive: la capacità di stare dentro il racconto e, nello stesso istante, di sapersi porre fuori a commentarlo. Coerentemente con altri capolavori del repertorio della Compagnia Frosini-Timpano “Caccia ’l drago” ha il il merito di rallentare, inceppare, mettere sabbia negli ingranaggi della storia che racconta, proponendo un patto nuovo e “diverso” con lo spettatore.
“There were giants in those days” – c’erano giganti a quei tempi… per nostra fortuna, e grazie ad alcuni artisti, su alcuni palcoscenici di giganti ne possiamo ancora trovare anche ai nostri, di tempi….
A.B.
“Caccia ‘l drago” – 25-26 gennaio 2026 al Teatro PimOff di Milano
Regia: Elvira Frosini e Daniele Timpano
Con: Daniele Timpano
Musiche originali: Natale Romolo








