Beatrice Rosa tra sogno, istinto e poesia: il viaggio musicale di un’artista in equilibrio tra anima e tecnica

Dalla spiaggia abruzzese dove è nata la prima melodia fino alla ricerca di un equilibrio tra tecnica, meditazione e ispirazione, Beatrice Rosa racconta la genesi di “Sinfonia di un Sogno” e il suo modo autentico di vivere la musica. Un percorso intimo fatto di emozioni, scrittura e nuove sfumature artistiche.
“Sinfonia di un sogno”: quando hai capito di essere pronta per scrivere e pubblicare questo disco? E cosa ti ha dato la giusta ispirazione?
Le prime melodie mi arrivarono nell’estate 2022. Ero al mare in Abruzzo e dopo aver ascoltato un concerto di Sergio Cammariere qualche giorno prima, arrivarono la melodia e il testo del primo brano dell’album: “Sinfonia di un Sogno”. Non avevo mai pensato di poter comporre, ma evidentemente le bellissime energie di Pineto (cittadina del concerto), insieme alla musica di Sergio Cammariere, mi entrarono dentro, portandomi a scrivere. Inoltre, quando la melodia di “Sinfonia di un Sogno” arrivò, stavo osservando mia madre prendere il sole in spiaggia. Il brano è dedicato a lei e credo che n quel momento inconsciamente il mio amore nei suoi confronti mi stesse ispirando. Ho comunque realizzato di essere pronta per incidere tutto l’album solo a novembre 2022, dopo che mi arrivarono altre melodie e altri testi.
Nel lavoro c’è molta tecnica ma anche emotività e poetica. Come fai convivere la precisione del gesto tecnico alle vibrazioni più intime e personali?
È un equilibrio fra dare e ricevere. L’ispirazione e la creatività arrivano e bisogna essere pronti a riceverle, come dei doni. La tecnica invece è un dare; è la parte più attiva. Se nella musica si usa troppa energia attiva, si rischia di essere troppo tecnici; viceversa se ci si concentra solo sull’ispirazione, le idee magari saranno anche buone ma poi per mancanza di tecnica non si riuscirà a realizzarle. Io do senz’altro molta importanza alla tecnica e mi è capitato di eccedere a volte. Ultimamente però sto mettendo entrambe le parti sullo stesso piano. Pratico attività come la meditazione, tecniche di respirazione e utilizzo le campane tibetane; queste mi aiutano a dare stacco totale dalla parte razionale per far attivare in me il processo più intuitivo, meno mentale e dunque, più ispirante e più creativo. Le pratiche olistiche mi aiutano a mantenere l’equilibrio con me stessa; mi aiutano ad equilibrare energia ricettiva e attiva; mi aiutano ad equilibrare il dare e il ricevere.
Quando scrivi e componi segui più l’istinto, magari anche in una forma improvvisativa, o preferisci un approccio più strategico per finalizzare il lavoro?
Ho un approccio senz’altro più istintivo. La meditazione anche qua mi aiuta molto. Molti pezzi mi arrivano dopo aver meditato. Li cerco dentro di me e dopo la meditazione o addirittura durante è come se mi arrivassero nelle orecchie; così canto la melodia e da lì cerco di dargli una struttura e delle parole. I testi mi vengono più facilmente ma trovo più difficile abbinare una melodia ad un testo già scritto. Mi viene sempre più facile creare melodia e testo insieme. La melodia credo che abbia già un testo dentro di sé; va solo trovato. Mi capita a volte di avere anche un approccio più strategico; quindi ad esempio, di partire da un giro di accordi preciso da cui poi creo una melodia. Quest’ultimo tipo di approccio mi è capitato di praticarlo più in conservatorio, mentre quando sono al di fuori del contesto accademico il mio approccio è in generale più istintivo.
Qual è il brano a cui tieni maggiormente e perché?
Di quest’album i brani a cui tengo di più sono sicuramente: “Giulia di Cioccolata” e “Sinfonia di un Sogno”. Il primo ha un messaggio molto importante che voglio portare: la violenza contro le donne è un abominio indicibile ed è ora che si smetta. il secondo è un pezzo che mi emoziona davvero moltissimo. Per me è amore allo stato puro. Non saprei spiegarlo in altro modo. Un altro brano dell’album a cui tengo molto è una delle due cover: “Dedicated To You”. Non so spiegare a parole quanto mi emoziona cantarlo. Nella sua immensità, sa essere profondamente dolce.
Ci sono opere o artisti non legati alla musica ai quali ti senti legata e che in qualche modo ti hanno aiutata nel realizzare questo disco?
Beh io amo l’arte in generale. Non ci sono artisti legati all’arte visiva che mi hanno ispirata per questo disco. Però, io pratico teatro da tanti anni, e credo in qualche modo di aver inserito la mia recitativa in questo album; specie nel verse iniziale di “Giulia di Cioccolata”, dove sono a cappella e inizio a narrare la storia del pezzo. L’intenzione che volevo dare era profondamente recitativa. Sono anche un amante dei libri; adoro la scrittrice Viola Ardone e lo scrittore Nicola Pesce. Leggere mi aiuta molto a sviluppare i miei testi e mi ha aiutato anche per la scrittura di questo album. Anche molti cantautori italiani infatti so che si ispirano a libri letti o storie narrate; o poesie, altra mia passione. D’altronde spesso dove c’è parola, narrativa o c’è poesia, nasce il cantautorato, genere che più che mai, fonde la poetica della parola alla musica
Hai già nuovi sogni musicali nel cassetto?
Questo album sicuramente è una delle mie tante sfumature musicali. Sto scrivendo altri pezzi anche con un lato più indie, più pop e più funk. Sto studiando anche per entrare nel mondo del musical. Vedremo poi cosa verrà fuori da tutte queste varie sfumature.
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