“Appunti per il futuro” al Teatro Out Off di Milano: Elena Arvigo è la voce delle donne che parlano d’amore in tempo di guerra

Entrare nella sala del Teatro Out Off di Milano è stato come varcare la soglia di una casa e osservare i gesti di chi ci abita. Un’atmosfera accogliente e intima, uno scenario casalingo, con tavolo e sedie, fiori da sistemare nei vasi, un baule dal quale vengono presi oggetti o in esso vengono riposti, e un angolo con un tavolino circondato dai libri. Ad abitare questo spazio è una donna vestita di nero con una vistosa collana di perle al collo, indaffarata a sistemare il suo spazio in modo curato e attento. Si tratta della scrittrice Svetlana Aleksievič, premio Nobel 2015 “per la sua scrittura politica, un monumento alla sofferenza e al coraggio del nostro tempo”.
Questa è solo una piccola premessa di “Appunti per il futuro”, in scena fino al 1 febbraio 2026, un progetto di e con Elena Arvigo, in prima nazionale. Il testo è tratto da opere della sopra citata Svetlana Aleksievič, Marguerite Duras e dalla raccolta “Ultime lettere da Stalingrado”, scritte da soldati tedeschi tra il 1942 e il 1943.
Uno spettacolo necessario e potentissimo, che mette in luce l’umanità nella tragedia, nel periodo di guerra tra il 1940 e il 1945 in Unione Sovietica.
“Che cosa fa la gente sottoterra?”
Si parte da qui, da una domanda insolita, che Svetlana Aleksievič si è vista rivolgere da un bambino. Come non rimanerne spiazzati? Ancora di più se si apprende che tra il 1940 e il 1945 sono morti 25 milioni di sovietici, e non si tratta solo di militari, anche di civili. Un numero impressionante e difficile da immaginare, eppure quanti ne sono a conoscenza? L’obiettivo di Svetlana Aleksievič è divulgare questa verità, occupandosi di quella parte di storia che viene sempre trascurata, quella raccontata dal punto di vista delle donne. Proprio così, proprio perché quando si parla di guerra si pensa agli uomini, ai soldati che combattono, la scrittrice ha scelto di cambiare punto di osservazione. Non sono stati solo gli uomini a combattere, l’hanno fatto anche le donne, con la differenza che queste ultime, anche durante la guerra, parlano d’amore. E Svetlana diventa ognuna di loro, con la propria commozione al ricordo di quello che hanno visto e vissuto, mentre lavoravano da infermiere sul campo. Quando due uomini feriti gravemente hanno bisogno di cure, vale ancora la distinzione tra alleato e nemico? O prevale il fatto che entrambi sono esseri umani, fatti di carne e ossa?
“Solo l’amore salva dall’ira”
Elena Arvigo è magnifica, conquista il cuore con le storie di queste donne, e attraverso di loro offre la possibilità di ampliare notevolmente la propria visione della realtà: perché i soldati in guerra non vengono considerati assassini, hanno forse un permesso speciale per uccidere, che altrimenti non avrebbero? Esistono davvero i buoni e i cattivi?
Da vedere, e rivedere.
Roberta Usardi








